di Daniela Rabia

Cosa lega la letteratura alla sociologia? Che ruolo hanno la finzione e l’immaginazione in letteratura? C’è un processo che accomuna le parole e gli oggetti? E ancora, chi è l’autore? E chi il lettore? Ma soprattutto, quest’ultimo ha una funzione di cooperazione narrativa? Queste e tante altre domande fuoriescono dall’opera Il cassetto dei sogni scomodi. Ovvero, quel che della letteratura importa ai sociologi, Mimesis/Sociologie edizioni, di Ercole Giap Parini. Un titolo enigmatico con un sottotitolo esplicativo che invita sin da subito chi si accosta al volume a scavare nelle parole, come d’altronde invita a fare l’autore che da alcuni anni ha cominciato a collezionare dizionari dai quali ha imparato “forse troppo tardi – per sua ammissione – che le parole portano con sé cicli di storia”. L’anima di un libro è in quarta di copertina, ove in genere lo scrittore individua la frase che fornisce la chiave di lettura al testo proposto. In questo apposito spazio Ercole Giap Parini ci propone di riflettere in questi termini: “Un brusìo accompagna chi si ostina a guardare il mondo con curiosità, discorso con il sé sollecitato dalla realtà quotidiana nella quale è immerso. Un’interrogazione costante, a volte fastidiosa come un ronzio, che distoglie dal giusto coinvolgimento negli affari della vita; ma è in questa condizione che abbiamo la possibilità di costruire e arricchire con nuovo materiale le mappe che portiamo con noi per aggirarci nel mondo…”.

Questo brusìo che incontriamo sin dalle prime pagine e che nasce dalla curiosità, dalla ricerca e dall’inquietudine ci guida tra le fitte righe, a volte confondendoci altre illuminandoci. Con lui nella mente, negli orecchi, negli occhi rovistiamo insieme all’autore in quel cassetto per far uscire le immagini che infrangono schemi a cui siamo soliti ricorrere e scavano facendo emergere il vuoto sottostante. In definitiva leggiamo assieme all’autore. O come ci suggerisce Umberto Eco “siamo chiamati a colmare gli spazi vuoti lasciati nel testo”. Veniamo condotti per mano dal verismo verghiano, al realismo magico di Gabriel Garcia Marquez, al fantastico e al fantascientifico, per addivenire alla conclusione di Vargas Llosa: “Inventiamo storie per poter vivere in qualche modo le molte vite che vorremmo avere quando invece ne abbiamo a disposizione una sola”, che coincide con la sintesi:  “La letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita non basta” di Fernando Pessoa, tanto caro al sociologo Giap Parini il quale gli ha dedicato un precedente saggio,Gli occhiali di Pessoa.

Il cassetto dei sogni scomodi è un’opera che mutua dal suo titolo la scomodità di una lettura di non facile interpretazione ma al contempo è opera necessaria per percepire il carattere disvelante della letteratura senza però offuscare quel suo lato magico che sfugge ad ogni forma di catalogazione e forse anche ad ogni possibile definizione.