Arte

di  Maria Antonia Danieli – critica cinematografica

 

Un giorno di pioggia a New York (Woody Allen, 2019)

 

Il nuovo film scritto e diretto da Woody Allen si è fatto attendere ma ne è valsa la pena: prodotto dal colosso Amazon era stato completato nel 2018 ma poi mai uscito nelle sale a causa dell’atmosfera aleggiante ad Hollywood in questo periodo legata a tutta una serie di movimenti quali il #Metoo o il Time’s Up che hanno condizionato inevitabilmente le scelte dell’ambiente contemporaneo, cinematografico e non solo. Woody Allen era tornato ancora una volta al centro del dibattito in questo clima di caccia alle streghe a causa delle accuse mosse negli anni ’80 del secolo scorso dall’ex moglie Mia Farrow e dalla figlia adottiva, Dylan, accuse da cui per altro il regista era stato dichiarato non colpevole da una Corte. La sentenza però, non era bastata all’opinione pubblica che scagliandosi ancora una volta contro il regista aveva spinto Amazon a recedere il contratto con Allen e a condannare quest’opera a finire nel dimenticatoio. Alcuni Paesi però non si erano arresi, tra questi anche l’Italia dove numerosi erano stati i critici e gli intellettuali a reclamare a gran voce la possibilità di vedere il film.

A partire dall’agosto di quest’anno la pellicola è riuscita finalmente ad arrivare nelle sale cinematografiche di alcuni Paesi come Francia, Spagna e Italia ma anche Argentina e Messico per citarne alcuni, e gli affezionati fan del regista hanno potuto gioire alla visione di un nuovo film di Woody Allen, mentre negli Stati Uniti non c’è una data di uscita e probabilmente non la otterrà nel prossimo futuro.

La pellicola, che in Italia è stata distribuita da Lucky Red a partire dal 28 novembre scorso, è il grande ritorno di Woody Allen alla sua amata New York, come già presagiamo dal titolo, questa volta omaggiata sotto la pioggia. I due fidanzatini del college, Gatsby Welles, interpretato da un meraviglioso Timothée Chalamet e Ashleigh Enright, interpretata dalla bravissima Elle Fanning, arrivano infatti a Manhattan dove la ragazza deve intervistare il regista Roland Pollard, interpretato da Liev Schreiber. Il romantico weekend da passare insieme è ben presto mandato all’aria dalla ragazza che si lascia coinvolgere e incantare da questi protagonisti del mondo dello spettacolo tra stelle del cinema seducenti, registi ubriachi in preda a crisi artistiche e sceneggiatori alle prese con questioni amorose; Gatsby rimasto solo vaga per la città sotto la pioggia ritrovando una sua vecchia conoscenza, Chan, interpretata dalla bella Selena Gomez.

Allen torna in forma con questa leggera commedia romantica a suon di battute e ironia che ricordano molto i suoi film migliori e con una Manhattan ancora una volta incantevole e indiscussa protagonista fin dalla prima inquadratura che le viene riservata.

Lo spettatore percepisce infatti benissimo il rimando a tutti quei capolavori che costellano la filmografia del regista newyorchese, primi fra tutti Io e Annie (1977) e Manhattan (1979); e se a volte alcune scene o battute sembrano provenire dagli anni ’80 e non essere totalmente al passo con i tempi non gliene se ne fa una colpa ma le si apprezza malinconici.

Tanti sono gli elementi che funzionano: gli attori protagonisti con  Chalamet in testa, il quale riesce a dare vita ad un personaggio alleniano inserendosi degnamente nel sentiero ampiamente solcato dai personaggi della vasta filmografia di Woody Allen, ma anche tutto il resto del cast: Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law, Diego Luna e Liev Schreiber; e ovviamente è impossibile dimenticare la bellissima fotografia del maestro Vittorio Storaro, alla terza collaborazione con Allen, dopo Café Society (2016) e La ruota delle meraviglie (2017).

Woody Allen è riuscito perciò con questa pellicola a farci innamorare ancora una volta della sua amata città, questa volta romanticamente dipinta sotto la pioggia e accompagnata dall’immancabile musica jazz, ricordandoci come sempre che l’arte è uno dei migliori modi per rappresentare se stessi e le proprie imperfezioni ma anche per evadere dalla quotidianità; in fondo come fa pronunciare a Chan nel film.  «…la vita reale è per chi non sa fare di meglio.»