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Storia, evoluzione e sociologia di un apparecchio che ha cambiato la vita di tutti: il telefono

di Fabio Lagonia

Forse oggi ne facciamo un uso esagerato e smodato, ma resta sempre e comunque uno degli oggetti più rivoluzionari e utili della storia dell’umanità. Un’invenzione che ha cambiato il mondo e la vita di tutte le persone, innanzitutto avvicinandole e mettendole in relazione in un modo prima nemmeno lontanamente immaginabile, ancorché oggi l’uso che se ne faccia sia diventata un’abitudine scontata. Parliamo del telefono.

In questo mese di marzo ricorrono due date fondamentali legate a questo strumento: il 7 marzo 1876 veniva depositato il brevetto del telefono da Alexander Graham Bell, mentre poco più di un secolo dopo, il 6 marzo 1983, veniva messo in commercio il primo cellulare. Ripercorriamo allora, seppur sommariamente, l’evoluzione di un oggetto ormai divenuto inseparabile, decisamente utile e parte integrante della nostra quotidianità. Il ventinovenne Alexander Graham Bell, ingegnere britannico naturalizzato statunitense, depositò il brevetto n. 174465 allo scopo di proteggere – come lui stesso disse – “il metodo e l’apparato per trasmettere la voce o altri suoni per mezzo di ondulazioni elettriche”. Ma tale brevetto è al centro di un giallo o, per meglio dire, di una grande disputa che ha attraversato il Novecento. Infatti i primi esperimenti furono fatti da altri inventori, fra cui il fiorentino Antonio Meucci che già nel 1854 aveva costruito il primo prototipo che chiamò “telettrofono” e di cui egli stesso fece uso nella sua casa cubana per poter comunicare con la moglie costretta a letto da una malattia. Purtroppo per ragioni economiche Meucci non riuscì a brevettare il suo prodotto, ma quando si trasferì a New York per aprire una fabbrica di candele, nel 1871 ebbe la possibilità di ricorrere quanto meno ad un caveat, un brevetto temporaneo che gli costò 10 dollari all’anno fino al 1873. Pare che Bell, professore universitario a Boston, venne in possesso – forse attraverso la American District Telegraph – degli  studi originali e dei disegni del telettrofono di Meucci, riuscendo, con questi, a portare a termine la sua invenzione circa tre anni dopo. Gli cambiò solo il nome, accorciandolo. L’inventore italiano intentò causa ma non riuscì a condurla sempre per le incombenti criticità economiche. E così Bell passò alla storia come l’inventore ufficiale del telefono. Una disputa andata avanti per lunghi decenni che ha trovato giustizia solo l’11 giugno del 2012 quando la risoluzione n. 269 della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha dichiarato che “ora, quindi, la questione è risolta” e che “la vita e i successi di Antonio Meucci siano riconosciuti come pure il suo lavoro nell’invenzione del telefono”.

Tornando alla storia pratica dell’evoluzione sociale di questo fantastico strumento, sappiamo che fu una banca di Boston ad aver installato il primo telefono nel suo edificio, utilizzandolo come oggi noi usiamo il sistema citofonico. Ma subito dopo iniziano a svilupparsi i collegamenti fra più telefoni e nacquero le prime centraline telefoniche: queste avevano degli operatori, i centralinisti, che manualmente collegavano gli interlocutori. Il primo centralino fu installato nel 1878, sempre a Boston. Ma il sistema si sviluppò in tutte le località americane e in Europa. Assai curioso è l’aneddoto che ruota attorno al passaggio dal centralino manuale a quello automatico: avvenne a causa di un fatto singolare che oggi inquadreremmo come conflitto di interessi. Pare che un impresario americano di pompe funebri si accorse di una centralinista, moglie di un suo competitor, intenta sistematicamente a passare le telefonate dei clienti al marito. Da questa necessità di trasparenza e correttezza si avvertì così l’esigenza di rendere automatica la commutazione delle chiamate senza più passare dai centralinisti.

Da lì a poco l’evoluzione avrebbe consegnato ulteriori,  importanti e dirimenti passaggi. Nei primi anni ’40, quando il telefono cominciò a diffondersi, non era raro vedere gli apparecchi, soprattutto nei luoghi pubblici o negli hotel, con i lucchetti: un deciso limitatore meccanico che molti decenni dopo sarebbe stato sostituito da codici di accesso, pin, password, riconoscimenti digitali o facciali. Nella lunga epoca che ha contraddistinto il telefono “fisso”, una storia a parte merita certamente la cabina telefonica, la cui icona universale resta la “rossa” inglese, divenuta ormai un simbolo intramontabile di quel Paese. Le cabine, dislocate nei centri urbani e nei luoghi di aggregazione, permettevano l’effettuazione di una chiamata mediante l’introduzione di un gettone, la cui quantità richiesta soggiaceva alla lunghezza temporale della conversazione o alla distinzione fra chiamate urbane e interurbane;  successivamente si passò all’utilizzo di una scheda prepagata. Questi strani oggetti, se fatti vedere oggi in fotografia ai giovani nati dopo il 2000, sembrano avere lo stesso fascino che esercita una clava in mano ad un uomo primitivo! Ma è innegabile che ogni nuova scoperta, ogni nuova invenzione, portino con sé il retroterra da cui provengono.

Il 3 aprile 1973 Martin Cooper della Motorola effettua, da una strada di New York, la prima telefonata pubblica mediante un cellulare: siamo ormai nell’era della telefonia mobile, sebbene ancora non di massa, ma certamente affascinante per via delle suggestioni che evoca e dell’immaginario che comincia a prendere forma nelle società di tutto il mondo. Passerà appena un decennio e l’inizio del boom si fa “sentire”: il 6 marzo 1983 viene messo in commercio il primo telefono cellulare disponibile per tutti, il Motorola DynaTAC 8000X. È una rivoluzione che, gradualmente, coinvolgerà giovani e anziani, con l’utilizzo differente che ognuna di queste fasce generazionali troverà comodo e utile farne. Come accennato prima riguardo al telefono fisso, anche in questo caso che inerisce alla telefonia in mobilità c’è un retroterra scientifico da cui non si può prescindere: è quello di Guglielmo Marconi, il quale nel 1896 inventò il primo wireless della storia grazie al telegrafo in grado di trasformare gli impulsi elettrici prodotti dalla voce in segni grafici riprodotti su un rullo cartaceo. Il 2000 ci consegna, infine, il passaggio allo smartphone, ovvero quell’aggeggio che teniamo sempre in mano, da cui non riusciamo più a staccarci e che volendo serve anche per… telefonare. Grazie a HTC arriva il telefonino con Windows Mobile e, nel 2007, l’iPhone. È l’era della iperconnessione, in taluni casi convulsiva, ma pur sempre segno tangibile di un cambiamento sociale e culturale apportato dalla tecnologia, la quale, come in ogni altro ambito e come ogni altro mezzo, presenta aspetti indiscutibilmente positivi. Se la si sa usare.

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