di Domenico Zardetto

 

Il viaggio programmato è lungo ed eccitante: bisogna effettuare il giro, in senso antiorario, della Sicilia. A fine agosto si parte e la prima tappa è Cefalù, un borgo bellissimo con una chiesa madre che incanta. Si prosegue e nello stesso giorno arrivo a Palermo, una città spettacolare con varie realtà al suo interno. I posti da visitare sono svariati e si inizia con la fontana pretoria, i quattro canti, il mercato di Ballarò, il teatro Massimo, il magnifico duomo (che conserva la tomba di Federico II) e il suo chiostro. Dopo questa totale immersione palermitana mi dirigo verso Monreale e la sua piazzetta centrale che incastona la cattedrale (patrimonio UNESCO). Se l’esterno è indescrivibile, all’interno si rimane esterrefatti dai mosaici e dal chiostro. Il giorno successivo è dedicato alla visita della tonnara di Scopello e ai suoi faraglioni. Un gioiello naturalistico a due passi dalla Riserva dello Zingaro. L’arrivo a Trapani è scandito dalla visita alle saline, ai mulini e poi al borgo tra le nuvole, Erice. Quest’ultimo è un dedalo di vicoletti con la chiesa madre e la torre campanara che svetta in mezzo ai tetti. Il terzo giorno si arriva, seguendo la via del sale a Marsala e poi a Mazara del Vallo con una visita al Museo del Fauno danzante, l’arco normanno e la splendida Piazza della Repubblica. Dirigendomi ancora più a sud, dopo essermi fermato in un parcheggio polveroso, entro nel Parco archeologico della Valle dei Templi. Sembra di essere ritornato sull’acropoli di Atene. Ogni singolo masso di questo luogo trasuda storia, stupore e magia proprio come la bianca roccia della Scala dei Turchi, sosta obbligata per ricaricare le batterie. Agrigento è letteralmente lo spartiacque del mio viaggio, da adesso in poi si segue la strada del ritorno che è comunque costellata da altri posti da visitare. Primo fra questi è Siracusa e il suo Parco archeologico che contiene delle perle architettoniche e naturali. Da sottolineare sono il magnifico teatro greco, nel quale ogni anno vengono riprodotte le antiche tragedie greche, l’anfiteatro romano, l’ara di Ierone II e il posto che mi ha colpito di più, cioè l’Orecchio di Dioniso, una grotta artificiale alta circa 23 metri e larga dai 5 agli 11 con una forma simile ad un padiglione auricolare, che si sviluppa in profondità per 65 metri. Dopo 58 km in direzione nord raggiungo Nicolosi, una delle porte dell’Etna, ridente paesino ai piedi del vulcano. La sosta, meritata, di una giornata è d’obbligo per quello che mi aspetta il giorno successivo. La sveglia suona presto e dopo aver parcheggiato al rifugio Sapienza inizia la scalata del vulcano. Il paesaggio sembra appartenere a un altro mondo; aspro, nero, polveroso ma comunque magnetico. Purtroppo la scalata si ferma a quota 2700 m visto che è negato l’accesso al cratere centrale, causa terremoto di qualche giorno primo. L’ultima tappa di questa esperienza siciliana è la elegante Taormina con il suo borgo teatro romano a picco sul mare. Una sosta di relax e svago dopo l’escursione etnea. Si torna a casa con un bagaglio di esperienze, odori e sapori che arricchiscono l’animo.