testo e foto di Paola Vignati – www.paolavignati.com

 

La storia della libreria Shakespeare and Company iniziata negli anni Venti del Novecento a Parigi è la storia di un sogno di una giovane donna: Sylvia Beach desidera di aprire una libreria francese a New York, durante gli anni del proibizionismo. Il progetto sfuma per i costi eccessivi, quindi si trasferisce a Parigi con l’idea di avviare una libreria americana. Il momento è perfetto. Gli anni che vanno dalla fine della prima guerra mondiale alla crisi del 1929 sono anni d’oro per la Parigi degli scrittori, in particolare quelli americani. La storia della giovane libraria americana inizia nel Quartiere Latino, il quartiere della Sorbona, degli studenti, degli scrittori, degli artisti; qui vivono tutti i grandi scrittori americani dell’epoca. Sylvia Beach appena arrivata a Parigi conosce la libraia Adrienne Monnier, a cui deve parte della sua fortuna, che la aiuterà con l’apertura della libreria.

Il 19 novembre 1919 al numero 8 di rue Dupuytren apre Shakespeare and Company, con una formula interessante: ci si abbona alla biblioteca e si possono prendere in prestito i volumi. La notizia di una libreria americana a Parigi si diffonde rapidamente e i clienti aumentano. Il successo è immediato: la libreria diventa un luogo di incontro per gli scrittori e gli artisti americani residenti nella capitale francese. Il poeta Ezra Pound è uno dei primi clienti. Poi la scrittrice Gertrude Stein, alla quale si attribuisce molto del fermento culturale dell’epoca. Il suo appartamento, al 27 di rue des Fleurus, è un vero e proprio circolo culturale a cui si viene ammessi solo su invito, frequentato da Picasso, che le dedica il celeberrimo Ritratto di Gertrude Stein, senza dimenticare Ernest Hemingway, James Joyce, Francis Scott Fitzgerald con la moglie Zelda.

Proprio a Gertrude Stein si deve la definizione lost generation che descrive un’intera generazione, quella dei giovani che hanno vissuto e combattuto la prima guerra mondiale.

Ernest Hemingway. Uno dei clienti più affezionati è il giovane Ernest Hemingway: passa tutte le mattine in libreria a leggere riviste e libri, all’epoca lavora come corrispondente dello Star di Toronto.  Hemingway vive a Parigi tra il 1921 e 1926, anni poveri e felici che racconta nel libro Festa Mobile. Anche lui abita nel quartiere latino, in 74 rue Cardinale Lemoine. Proprio in Festa Mobile racconta di Shakespeare and Company, un luogo accogliente e caldo nel freddo inverno parigino con tavoli pieni di libri, alle pareti fotografie di scrittori famosi. Quando visita la libreria per la prima volta, Hemingway non ha denaro sufficiente  per iscriversi alla biblioteca, ma Sylvia Beach lo invita comunque a prendere in prestito tutti i libri che desidera.

Lincontro con James Joyce e la pubblicazione di Ulisse. Anche James Joyce vive a Parigi. Sylvia nutre una grande ammirazione per lo scrittore e grande è la sua gioia nell’incontrarlo. Joyce le racconta i suoi problemi con il romanzo a cui sta lavorando,Ulysses, la paura di non trovare un editore, oltre ai problemi economici e familiari. La Beach si offre di pubblicare il romanzo. Comincia così la più grande avventura di Shakespeare and Company: La Beach si trasforma da libraia a editrice di una delle opere più importanti del ventesimo secolo. Tutto ciò porta alla libreria e alla sua proprietaria una notevole fama, ma nessun introito economico, anzi molti debiti per riuscire a pubblicare la mastodontica opera. Inoltre la libreria si trasferisce in quella che diventa la sua sede storica, il 12 rue de lOdeon. Molti scrittori chiedono di essere pubblicati da Shakespeare and Company, ma la Beach li rifiuta, compreso HD Lawrence con Lamante di Lady Chatterly e Henri Miller con Il Tropico del cancro.

Gli anni difficili e la fine di Shakespeare and Company. La libreria è famosa, i clienti sono numerosi, suscita anche l’interesse della stampa. Addirittura arrivano i bus con i turisti americani dell’American Express. Tuttavia la grande depressione del 1929 colpisce duramente  Shakespeare and Company: gli americani tornano in patria e le vendite calano in modo vertiginoso. Durante la seconda guerra mondiale Parigi è occupata dai nazisti; Sylvia resiste, tra le molte difficoltà la libreria rimane aperta, fino all’ingresso nel conflitto degli Stati Uniti, per cui lei diviene automaticamente nemica in quanto americana. Shakespeare and Company chiude e la proprietaria sconta sei mesi di detenzione in un campo di concentramento. La libreria non riaprirà mai più. Sylvia Beach muore nel 1962.

Il 14 agosto 1951 un altro americano, George Whitman apre a Parigi al 37 di rue de la Boucherie la sua libreria Le Mistral, affacciata sulla Senna, nel Quartiere Latino di fronte a Notre Dame. Le Mistral nel corso degli anni ha successo e attira molti scrittori celebri. Nell’aprile 1967 Whitman cambia il nome alla libreria, in onore di Sylvia Beach: Shakespeare and Company rinasce. Whitman fa anche di più, chiama sua figlia Sylvia Beach Whitman.

Se Shakespeare and Company è tutt’oggi  una delle librerie più belle non solo di Parigi, ma del mondo, lo si deve alla scelta coraggiosa di Whitman che l’ha gestita fino al 2011, anno della sua morte, a 98 anni. Oggi è Sylvia Beach Whitman a portare avanti un’eredità così importante. Lo fa benissimo. La libreria è un luogo mitico, sempre affollata, amichevole e accogliente. Al piano terra si trovano tutte le pubblicazioni contemporanee e al piano superiore si entra in una splendida biblioteca, in cui sono esposte foto d’epoca e tantissimi scaffali colmi di libri antichi fino al soffitto. Tutti questi libri si possono leggere comodamente seduti nelle molte poltroncine distribuite nella libreria. Spesso occupate dall’altra abitante della libreria la gatta Aggie. Ci sono anche dei letti per i fortunatissimi che, su invito della proprietaria, possono passare la notte da Shakespeare and Company. Molti sono ragazzi, che vengono da tutto il mondo, ed in cambio del loro lavoro nella libreria possono rimanere a dormire al primo piano.

Shakespeare and Company non ha perso il suo carattere di libreria indipendente, anzi ci  sono sempre reading con gli scrittori, incontri ed iniziative. Anche uno specchio/bacheca in cui ogni visitatore può lasciare un messaggio. Shakespeare and Company è una meta imperdibile per ogni lettore, a Parigi; conoscere la sua storia, chi l’ha frequentata, gli scrittori che hanno trascorso lunghe giornate di lettura e conversazioni tra quelle mura. Per me è stata una grande gioia sedermi in una delle tante poltroncine di velluto con un libro in mano e contemplare tutta quella bellezza, come davanti ad un quadro che non ti stanchi mai di ammirare. Mi ha dato grande speranza vedere tanti ragazzi in libreria, anche solo per farci un giro, così come trovo bellissimo che molti giovani, provenienti da tutto il mondo, lavorino da Shakespeare and Company per poter dormire qualche notte tra i libri. Forse non tutto è perduto. Forse chi ama i libri e ne trae un beneficio esistenziale non cambierà il mondo, ma la sua vita di sicuro.