Plastic free certification

Una nuova visione ecologica nei processi produttivi

di  Emilio Tripodi

Lanciata a novembre 2019 sul prestigioso palcoscenico del World Chef Summit di Monaco dai vertici fondatori – l’imprenditrice teramana Zaira Di Paolo e lo chef italo-argentino Mauro Colagreco, proprietario del “Mirazur” sulla Costa Azzurra, il miglior ristorante del mondo – Plastic Free Certification è una start up composta da esperti delle norme europee, rappresentanti del movimento Zero Waste, esponenti dell’alta ristorazione, tecnici e consulenti aziendali, tutti orientati alla formazione, divulgazione e attenzione all’ambiente. L’obiettivo è l’abolizione della plastica nei processi di produzione di determinate attività.

Il progetto, che al momento non conosce eguali, nasce nella tranquilla valle teramana, tra il Gran Sasso e l’Adriatico, e dà forma al primo standard di livello internazionale per la certificazione di processi atti all’eliminazione della plastica. Dalla fusione delle diverse esperienze dei componenti del team è scaturita una norma che ha preso luce in modo sartoriale, cucendo insieme la sensibilità del tecnico, dell’imprenditore, del formatore e dell’attivismo, tutto in modalità di programmazione “agile” che struttura il gruppo di lavoro sul principio della collaborazione e della soddisfazione del cliente al di là del puro assolvimento del contratto. Il primo step che viene proposto è quello dell’osservazione della situazione estemporanea che si vuol migliorare, con il supporto di un disciplinare snello. Si procede con proposte graduali legate ad un sistema di “punteggi” che dovranno tendere a salire nel tempo. La certificazione plastic free con relativo “grade”, rilasciata con validità annuale dal Comitato interno della start up sulla base dei dati raccolti da un auditor esterno, intende accompagnare gli interlocutori nella diffusione della cultura di un consumo responsabile, da adottare all’interno con la progressiva riduzione e sostituzione di prodotti che siano più sostenibili e agendo anche sull’esterno nei confronti della propria filiera di fornitori.

Spesso la meccanicità delle nostre azioni ha bisogno di nuovi stimoli per decondizionarsi e scoprire che un modo più giusto di fare, è possibile. In questo passaggio, affinché si vada verso cambiamenti duraturi e contagiosi, la start up si fa promotrice, attraverso l’istituto di ricerca al suo interno, dell’organizzazione di eventi di sensibilizzazione e corsi di formazione che riguardino processi e materiali ma anche normative, dati scientifici ed ambientali. Plastic Free Certification è dunque uno strumento adattabile ad ogni esigenza per il raggiungimento delle buone pratiche e la riduzione dei rifiuti plastici.

Nonostante la recentissima costituzione, la start up ha già ricevuto l’interesse di grandi gruppi italiani ed esteri operanti nel settore ricettivo e non solo, ma anche il contatto con medie e piccole realtà operanti in ambiti inaspettati, a riprova che questa certificazione può essere a misura di ogni persona che si prenda la responsabilità del proprio operato.

Giuseppe Sarua Cinquegrana, anima della start up assieme a Zaira Di Paolo, nonché pioniere del movimento plastic free in Italia, sottolinea che «la maggior parte della plastica che usiamo quotidianamente non è biodegradabile o compostabile. Significa che non si deteriora e rimane nell’ambiente per centinaia di anni. Ogni anno, vengono prodotte 400 milioni di tonnellate di plastica ed il 40 per cento è monouso: plastica utilizzata solo una volta prima di essere gettata via. Va detto che negli ultimi tempi si è accresciuta notevolmente la sensibilità su questo tema, ma occorre verificare se le intenzioni corrispondano a quanto realmente messo in pratica. Sostituire ad esempio i materiali plastici in modo corretto, organizzare una filiera per riciclare al meglio, non è operazione scontata semplice». Proprio da qui nasce l’idea della Plastic Free Certification.

www.plasticfreecertification.org

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