Testo e disegni di Catia Sardella

 

Perugia, città verticale da scalare con lo sguardo

 

Rivedo Perugia dopo trent’anni. È  sempre qui, dove gli Etruschi decisero di edificarla, nel cuore dell’Italia centrale. Adagiato sul crinale dei Colli Altotiberini, il centro storico, come un’acropoli, è il punto da cui cinque borghi medievali s’incardinano ognuno su un corso principale come petali di una margherita, culminando in altrettante porte d’ingresso alla città. Mura di cinta la abbracciano: le etrusche dei fondatori e le medievali integrate tra il XII e il XIII sec.; e proprio in questo periodo si attesta la nascita del Comune, che dona alla città una notevole crescita dal punto di vista urbanistico. Le abitazioni dei nobili e dei ricchi borghesi si arricchiscono di torri donando alla città l’appellativo di “turrenia”, e oso chiamarla anche  “sotterranea” per le decine di pozzi pubblici e privati disseminati nell’acropoli, nei chiostri dei conventi e negli antichi palazzi, nelle piazze pubbliche e nelle vie cittadine, caratterizzati tutti dal grifo rampante “ad imperitura memoria”. Il potere amministrativo esercitato dai Priori, con sede nel palazzo omonimo, porta il capoluogo umbro all’apice della sua potenza di stato autonomo tanto che nel 1216, morendo a Perugia Papa Innocenzo III, il conclave per l’elezione del nuovo Pontefice si tenne proprio in questa città, rifugio molto più sicuro rispetto alla capitale, colpita in quel periodo da guerre tra nobili, diventando così una delle sedi del papato.

I poteri civile e religioso della città sono magistralmente rappresentati dalla Fontana Maggiore, opera di Nicola e Giovanni Pisano, la quale è costituita da due vasche in pietra bianca e rosa sormontate da una terza di bronzo; dal 1280 è posta nella piazza su una gradinata circolare. Il Carducci ci decanta un’altra opera d’arte che, anche se nata dall’odio e dalla distruzione, è veramente unica. Voluta da Papa Paolo III che non riuscì a sottomettere i perugini nella famosa“Guerra del Sale” a causa della quale gli abitanti della città, dopo un’ennesima tassa imposta sul prodotto, decisero di non farne più uso – ed ecco il perché del pane sciapo ancora oggi in uso! – ordinò di radere al suolo più di cento abitazioni per poi utilizzare i mattoni nella costruzione della Rocca che diventò simbolo per eccellenza del potere pontificio. L’antica fortezza è un susseguirsi di  viuzze, scale, stanze tipiche: qui si respira l’atmosfera particolare di un tempo che fu, ma che si rimodella al contemporaneo assumendo, di volta in volta, identità diverse: “Natale nella Rocca” o la “Rocca Pralina”. Dotata di scale mobili, è un rapido collegamento tra la parte bassa della città con il corso principale “Corso Vannucci”.

Affascinante integrazione di arte, scienza e territorio è l’antica Abbazia di San Pietro di proprietà della Fondazione per l’Istruzione Agraria. Ospita la più grande collezione d’arte di Perugia (dopo la Galleria Nazionale dell’Umbria): Vassilacchis, Guercino, Guido Reni, Giorgio Vasari, Perugino, Parmigianino e molti altri dialogano in quest’aura di santità e natura in mezzo al coro ligneo; dietro l’altare, un balconcino incornicia tutta la vallata umbra del Subasio: che “divina” opera d’arte! L’emozione lascia senza fiato! E senza fiato lascia anche il “cazzotto”… o almeno nasce come tale ma è immediatamente ribattezzato “bacio”. Non tutti fanno quest’associazione ma il “Bacio Perugina” nasce proprio qui ed è una geniale idea di un’imprenditrice italiana, Luisa Spagnoli, diventata poi famosa per la catena di negozi di abbigliamento che porta il suo nome e per la produzione della lana d’angora per i filati, ottenuta dal pelo amorevolmente pettinato, non tosato, dei conigli d’angora. Ma… torniamo alle gioie del palato: il pane sciapo, di cui abbiamo già parlato, semplice o abbrustolito accompagna diverse pietanze a base di cacciagione esaltandone il gusto. La porchetta di maiale, gli arrosti misti e le salsicce sono serviti con “l’erba” ovvero varie vegetazioni campestri selvatiche saltate in padella con olio, aglio e peperoncino. Tra i primi piatti segnalo gli umbricelli con porcini e tartufi, gli gnocchi di patate con sugo d’oca e le tagliatelle con ragù di cinghiale;  e, fra i dolci, i cantucci con vinsanto che hanno messo il punto esclamativo ad ogni mio pasto! Avrei tante altre cose da raccontare ma… scopritele da soli. Dimenticavo di dirvi che anche a Perugia mi sono dilettata a giocare con gli acquerelli, questa volta però dando inizio ad un gioco di condivisione artistica con altri cinque miei amici disegnatori professionisti di cui spero di potervi parlare in seguito.