di Maria Antonia Danieli

 

Presentato alla 70ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino tenutosi nello scorso febbraio, Onward- Oltre la magia è l’ultimo film d’animazione targato Disney•Pixar e realizzato dagli studi di animazione della Pixar. È diretto da Dan Scanlon, animatore e regista statunitense che veste nuovamente i panni da regista per gli studi d’animazione di Emeryville dopo aver firmato nel 2013 la regia di Monsters University, prequel del celebre film di successo Monsters & Co. (Docter,Unkrich, Silverman, 2001).

Il regista, che insieme a Jason Headley e a Keith Bunin, ha firmato anche la sceneggiatura del film, ha attinto parzialmente alla sua biografia. Scanlon e il fratello maggiore hanno perso il padre quando erano molto piccoli; durante l’adolescenza hanno ricevuto da un parente una registrazione della voce del padre che ha ispirato l’idea alla base della realizzazione del film.

I protagonisti di Onward sono infatti Ian e Barley Lightfoot, due fratelli elfi adolescenti che vivono nella città di New Mushroomton insieme alla madre Laurel e a tutta una serie di creature fantastiche.  I due sono molto diversi: il primo, doppiato in lingua originale dall’attore Tom Holland e in italiano da Alex Polidori, è un timido liceale impacciato mentre il fratello maggiore, doppiato in lingua originale dall’attore Chris Pratt e in italiano da Andrea Mete, è un appassionato di magia e dei suoi luoghi.

Il giorno del sedicesimo compleanno di Ian, la madre consegnerà ai due fratelli uno speciale regalo lasciatogli dal padre, morto quando i due ragazzi erano molto piccoli: un bastone magico e un incantesimo per riportarlo nel mondo dei vivi pur soltanto per un giorno. Ian e Barley, nel tentativo di riuscire nell’incantesimo che gli permetterà di riabbracciare temporaneamente il padre, incorreranno in una serie di avventure al culmine delle quali i due fratelli riusciranno finalmente a comprendersi a vicenda e a creare una nuova armonia nel mondo in cui vivono.

Come già in Ribelle- The Brave (Andrews, Chapman 2012), la magia torna ad essere una delle componenti dei film della Pixar e diviene imprescindibile per la crescita dei protagonisti. In Onward ci troviamo in un mondo ibrido in cui la tecnologia e i comfort della vita moderna si affiancano ai misteri e allo stupore della magia ma, come vediamo sin dall’inizio del film, non vi è un equilibrio tra magia e tecnologia, visto che la seconda, più semplice della prima, ha fin dai tempi antichi occupato un crescente spazio nella vita quotidiana delle creature magiche, relegando così la  magia e i luoghi storici ad essa legati ad un ruolo sempre più marginale. Così proprio l’armonia conquistata alla fine del film tra tecnologia e magia rappresenta al meglio l’essenza della Pixar e dei suoi film e la loro capacità di mettere insieme ingredienti diversi, a volte opposti, per creare qualcosa di unico e per questo affascinante.

L’ossessione per la memoria è un’altra costante che rende unico l’universo Pixar: protagonista indiscussa in Up (Docter, Peterson ,2009), Alla ricerca di Dory (Stanton, MacLane,2016) e del recente Coco  (Lee Unkrich, Adrian Molina, 2017) con il quale il film condivide inoltre il legame con il mondo dei morti. La memoria è, anche in Onward, una componente imprescindibile che costituisce un modo unico di guardare al passato e ai suoi luoghi, alle sue tradizioni e alle proprie radici familiari, culturali e storiche, non per restaurare passivamente il tempo andato ma per poter assimilare tutto ciò che il passato ha da offrire e poterlo integrare attivamente con il tempo presente creando un’armonia non raggiungibile altrimenti. Perciò è proprio il riscoperto legame con il proprio passato che permette il progresso e la possibilità di spingersi in avanti (in avanti è infatti letteralmente la traduzione di onward)

Il passato si fonde quindi con il presente anche dal punto di vista tecnologico: infatti, la vecchia cassetta contenente la registrazione della voce del padre che Ian ascolta all’inizio del film è rappresentante di una tecnologia vintage che popola spesso l’immaginario Pixar e che convive con il moderno. Si pensi alla videocassetta presente inWall•E (Stanton, 2008) e Coco, così come i vecchi televisori e gli altri numerosi oggetti del passato presenti nella stragrande maggioranza dei film Pixar, che coesistono insieme alla tecnologia più recente di cui gli studi di animazione di Emeryville sono sicuramente simbolo con le loro grandi conquiste avanguardistiche nell’animazione, innanzitutto con Toy Story (Lasseter, 1995), primo film della Pixar e primo film di lungometraggio realizzato interamente in computer grafica.

In aperto dialogo con il proprio passato cinematografico e non solo e allo stesso tempo sempre aperta alle innovazioni, la Pixar riesce dunque a firmare una nuova incantevole storia di crescita personale in cui la bellezza e la potenza delle immagini, dominate in questo caso dai toni del blu, riescono ad incantare grandi e piccini.