di Barbara Perrone  –  tangibiliemozioni.it

 

Nel mezzo dell’Oceano Atlantico, più vicina geograficamente al Marocco seppur appartenente politicamente al Portogallo, Madeira è come un fiore nel mare. Un fiore raro e prezioso, uno di quelli che non vogliono piacere proprio a tutti, donando così il privilegio di poterlo ammirare per la sua unicità. E così su quest’isola che non fa moine, che non strizza gli occhi ammaliando a tutti i costi, ci si può ancora sentire esploratori e viaggiatori coccolati.

Fin dall’arrivo le alte e vulcaniche rocce che si tuffano a strapiombo sul mare, alla sola vista fanno pensare alla fatica di chi navigando tra mari in tempesta giunse fin qui, aprendosi tra la fitta vegetazione una strada verso l’interno. Il legame tra mare e natura è un binomio fortissimo sia per chi vive questi luoghi ma anche per chi vuole conoscerli più da vicino, partendo dall’essenza e dall’anima dell’isola stessa. Ammirare Madeira dal mare regala emozioni e suggestioni davvero uniche, rese indimenticabili dalle diverse esperienze che si possono vivere a bordo dei diversi tipi di imbarcazioni. Dal porto di Funchal, si può solcare l’oceano a bordo della Santa Maria de Colombo, l’esatta replica della caravella utilizzata da Cristoforo Colombo nel XV secolo e realizzata in occasione di Expo di Lisbona del 1998, navigando verso Ovest in direzione Cabo Girão. Qui ammirando le scogliere più alte d’Europa, è possibile tuffarsi per un bagno nelle acque oceaniche inaspettatamente tiepide grazie all’attività vulcanica sottomarina. Nel corso delle tre ore di navigazione ci si sente un po’ parte della ciurma, scendendo le ripide scalette, intrufolandosi nella cabina di Colombo o andando a curiosare sottocoperta,  ma anche gustando una fetta di bolo de mel (torta tipica di miele e mandorle) e sorseggiando un immancabile bicchiere di vino Madeira. Miglio dopo miglio l’isola si racconta attraverso la sua costa, le sue rocce e i suoi piccoli villaggi, e sorprende svelando piccoli terrazzamenti agricoli, raggiungibili solo con una emozionante discesa in teleferica.

L’isola da sempre a vocazione green, tra queste acque conta il ritrovo e quindi la possibilità di avvistamento di 15 specie di delfini che insieme a balene e tartarughe costituiscono uno dei punti di forza del mondo naturale e animale dell’isola.

Per continuare a guardare l’isola dal mare, ma volgendo lo sguardo verso est e intravedere anche Les Desertas e Porto Santo, basta passare dal vascello dalle antiche vele quadre della Santa Maria de Colombo a quelle più contemporanee di Bonita da Madeira con i suoi 23 metri di imbarcazione. Solcando il mare in direzione sud-est la vista della costa si fa urbanizzata rispetto a quella ovest, ma riserva le prime sorprese quando si arriva in prossimità di Machico. Da qui si vede la silhouette dell’aeroporto Santa Caterina di Funchal, ma ormai noto con il nome più commerciale dell’attaccante Cristiano Ronaldo che qui è nato. Entrato in funzione nel 1964 con una pista di soli 1600 metri e arroccato tra rocce da un lato e sospeso tra l’oceano dall’altro, venne ampliato in via definitiva nel 2002, arrivando ad avere una base per l’atterraggio di 2781 metri, diventando un’opera di ingegneria emozionale. L’architetto brasiliano, Andrade Gutierrez, per portare a compimento questa necessità non ebbe vita facile, così progettò la nuova pista che oggi poggia su ben 180 pilastri in cemento armato e alti 70 metri. Uno spettacolo unico che va in scena da qualsiasi prospettiva e punto di vista.

L’ingegno umano lascia nuovamente spazio alla natura, quando si giunge nell’estremo punto ad Est dell’isola, entrando nel parco naturale della Baia d’Abra. Solo il faro, ormai disabitato, e qualche traccia degli avamposti dei pescatori di sardine, ricordano qui il passaggio dell’uomo, poi le rocce rosse e arancioni, l’assenza totale di vegetazione, ne rivelano la difficoltà d’insediamento prima, e la sensibilità di preservare l’area attraverso l’istituzione del parco poi.

Mentre il sole tramonta dalla cambusa arrivano sorprese culinarie tipiche dell’isola, ancora un brindisi a questa lussureggiante natura, che regala un nuovo avvistamento di delfini. Ci si mette in ascolto.Il silenzio viene interrotto dalle immancabili esclamazioni di stupore ad ogni loro passaggio, ad ogni loro evoluzione. L’essere così vicini, così a stretto contatto con il mondo di madre natura, rende l’esperienza emozionante ed indelebile portando l’attenzione e inevitabili riflessioni sull’importanza di preservare questo fragile l’ecosistema. Per essere ancora più vicini a questi meravigliosi ed emozionanti tursiopi rimane da fare un’ultima esperienza: nuotarci insieme. Un’uscita in gommone insieme allo staff di biologi di Rota dos Cetaceos sarà qualcosa di impagabile, poi le sentinelle del mare allenate nell’individuare questi meravigliosi mammiferi, indicheranno la rotta migliore. Tra momenti di apprendimento scientifico e di pura ammirazione al cospetto di tanta natura, bisogna prestare attenzione: un nuovo guizzo, un nuovo salto e un nuovo spruzzo di questi acrobati del mare sono pronti per incorniciare un nuovo ed indelebile sorriso. Manca solo un tuffo. Si indossano le pinne e maschere e un nuovo sogno si realizza. Once in a life time!

Rientrando nel centro di Funchal un indirizzo da segnare in agenda, per portarsi a casa i ricordi di quest’isola, è Made.in.Madeira.  Un’idea e intuizione di Ivo Correira ex direttore della Banca Nazionale Portoghese a Funchal, che dopo 23 anni di carriera ha deciso di dare nuovo slancio all’isola, investendo nel turismo e a ciò che ruota attorno ad esso.

All’interno però ci si può sedere, gustare una selezione di prodotti locali, dall’immancabile poncha al bolo de mel o farsi raccontare dei giovani designer oppure dello sviluppo delle nuove collezioni di T-shirt che raccontano questo posto in chiave contemporanea, dalle immancabili sardine agli azulejos, per finire ai frutti come la maracuja. Uno spazio che rappresenta il passato e il futuro corso di questa terra, che non dimentica la sua storia ma che sta cominciando a guardare verso il futuro disegnandosi, è proprio il caso di dirlo, una propria identità.