di Maria Antonia Danieli

 

Presentato in concorso alla 72esima edizionedel Festival di Cannes del 2019, Matthias & Maxime arriva finalmente in Italia grazie alla società di distribuzione Lucky Red e MioCinema.

A soli 31 anni, Xavier Dolan firma la regia e la sceneggiatura del suo ottavo film e dopo il precedente La mia vita con John F. Donovan (2018), primo film con produzione hollywoodiana e in lingua inglese, il regista canadese torna alle origini con una produzione più piccola, girando il film in francese quebecchese.

Tra amore e amicizia, Matthias & Maxime è infatti ambientato a Montréal in Québec, Paese di origine di Dolan, dove un gruppo di amici di lunga data si prepara a salutare Maxime, intrepretato dal regista stesso, che sta per partire per l’Australia in cerca di fortuna. Il regista ha più volte ribadito come l’amicizia sia una delle chiavi più importanti di lettura del film: Dolan ha infatti deciso di realizzare un film dedicato all’amicizia scegliendo un cast di amici e interpretando il ruolo dei uno dei due protagonisti.

Il film si delinea come una lunga inquieta attesa che sembra in qualche modo presagire la fine della giovinezza e l’inevitabile approdo all’età adulta per i protagonisti e i loro amici. Matthias (intrepretato da Gabriel D’Almeida Freitas), uno dei migliori amici di Max, sarà sicuramente il più sconvolto dall’imminente partenza di questi. Ciò sarà sempre più evidente a partire da una delle scene cardine del film: dopo aver perso una scommessa i due amici saranno i protagonisti del cortometraggio di un’amica, intitolato significativamente “Limbo”, dove Matthias, vestito in rosso, e Maxime, in celeste, dovranno baciarsi.

Il primo bacio cinematografico rimosso (non verrà infatti mai mostrato allo spettatore) risveglierà nei due vecchi sentimenti non del tutto scomparsi che diventeranno sempre più inevitabili e complicati man mano che la storia progredirà. Sin dalla scena del bacio, a partire dalla scelta degli abiti, Matthias e Maxime appaiono come irrimediabilmente opposti eppure in qualche modo complementari. Matthias è un avvocato di successo, viene da una famiglia benestante e ha una fidanzata amorevole al suo fianco; Maxime al contrario lavora come barista e viene da una famiglia povera e disfunzionale, costretto infatti a prendersi cura della mamma alcolizzata e depressa, una quasi irriconoscibile Anne Dorval che veste nuovamente i panni di madre a fianco del figlio Dolan come già nell’esordio alla regia di Dolan in J’aitué ma mère (2009).

Tra baci rimossi, gesti mancati, parole non dette, si va delineando l’impossibile storia d’amore dei due giovani ragazzi nello scontro costante con il realismo della vita quotidiana.

Matthias & Maxime è sicuramente il lavoro di un Dolan più maturo che fa sì che la dimensione narrativa acquisti un ruolo di primo piano, forse di più che in passato, ma che incorpora sapientemente tutte le caratteristiche stilistiche e tematiche che rendono tale un film del regista canadese.  Sicuramente dal punto di vista tematico è fondamentale la figura della madre, ruolo imprescindibile in tanti film del regista tra cui è importante ricordare il già citato J’aitué ma mèree Mommy (2014), entrambi film presentati al Festival di Cannes in cui il ruolo della madre, come in Matthias & Maxime, è affidato alla Dorval; così come le storie d’amore complicate, conflittuali, a tratti impossibili popolano i lungometraggi del regista, un fondamentale esempio tra tutti è Laurance Anyways (2012).

Per quanto riguarda la dimensione visiva e sonora, protagonista incontestabile del lavoro del regista, in continuità con i suoi film precedenti in Matthias & Maxime sono fondamentali alcuni espedienti stilistici che rendono unica la messa in scena di Xavier Dolan: l’utilizzo dello zoom e del timelapse, la colonna sonora con esplosioni di musica elettronica o classica, la perfezione stilistica di alcune inquadrature sono sicuramente alcuni degli elementi che rendono indimenticabili i film del regista canadese.

Le sequenze più stilisticamente interessanti del film sono infatti rappresentate dalle esplosioni musicali, a volte quasi inaspettate, che vanno a bilanciare spesso immagini altrettanto ricche e attraenti. Un esempio fra i più intriganti in Matthias & Maxime  è sicuramente la sequenza in timelapse durante la festa d’addio organizzata per Maxime: con Signs of Life degli Arcade Fire che pulsa nelle orecchie dello spettatore, si vede il gruppo di amici che beve, gioca, si diverte, poi il tempo sembra quasi rallentare mentre la macchina da presa indugia sui primi e i primissimi piani di Matthias e di Maxime che sembrano quasi rincorrere ma allo stesso tempo evitare lo sguardo l’uno dell’altro ma è solo per un momento; presto il regista torna a concentrarsi sulla festa che procede freneticamente, in qualche modo metafora sottesa della vita.