L’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini

di  Emilio Tripodi

Lo scorso settembre l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto intitolato L’oceano e la criosfera in un clima che cambia per presentare gli effetti del cambiamento climatico sui nostri oceani e sui nostri mari, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, l’acidificazione delle acque e la perdita di ossigeno, le ondate di calore nonché la perdita di corallo e la fioritura di alghe. Questi cambiamenti hanno un effetto a catena sugli ecosistemi marini e di conseguenza presentano anche una grande sfida per le imprese, le economie e le comunità che si affidano alla pesca per i propri mezzi di sussistenza e alimentazione. Con il pesce che fornisce il 17% di proteine animali consumate a livello globale e rappresenta una fonte alimentare e di reddito fondamentale per oltre 800 milioni di persone, nonché oltre 130 miliardi di dollari di scambi internazionali all’anno, questa è una crisi ambientale e umana che non possiamo ignorare.

La MSC – Marine Stewardship Council, organizzazione internazionale no profit orientata ad un programma di etichettatura e certificazione che riconosce le pratiche di pesca sostenibili con l’obiettivo di creare un mercato ittico coerente, col suo “marchio blu” premia e indica i prodotti derivanti dalle aziende di pesca certificate indipendentemente, su base scientifica, seguendo lo standard MSC per la sostenibilità ambientale, nonché la tracciabilità degli stessi. Francesca Oppia, Program Director di MSC in Italia, ci conferma che «il pesce è una risorsa fondamentale a livello globale, ma anche italiano: il consumo di pesce pro-capite nel nostro Paese è molto alto, intorno ai 31 kg per persona all’anno, superiore dunque alla media europea. L’importanza del pesce nella dieta alimentare costituisce una ragione in più per non ignorare i preoccupanti effetti del cambiamento climatico sugli stock di pesce. Si stima che le ondate di calore nelle acque marine ed oceaniche siano aumentare di oltre il 50% negli ultimi 30 anni, determinando una riduzione localizzata e spesso improvvisa della vita marina». Infatti, mentre si registrano aumenti di stock ittici di alcune specie nel Nord Atlantico e Nord Pacifico con conseguenti nuove possibilità di pesca, nelle aree tropicali il potenziale di pescato potrebbe diminuire del 40% entro il 2050.

Il rischio che i cambiamenti climatici producano nei prossimi anni una riduzione drastica delle risorse ittiche è quindi concreto e potrebbe portare a gravi conseguenze non solo ambientali ma anche sociali ed economiche. Perciò MSC, nella sua missione di mantenere gli oceani pieni di vita oggi, domani e per le generazioni future, lavora assieme ai partner proponendo delle soluzioni che attuate congiuntamente potranno fornire un contributo reale e determinante alla salute del mare. Innanzitutto è necessario favorire e sviluppare sempre di più le attività di pesca sostenibile affinché si disponga di efficaci sistemi di monitoraggio, regolamentazione e gestione. Solo così le attività di pesca potranno essere più resilienti e in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici. Per rispondere a tali sfide l’industria della pesca e chi la gestisce devono collaborare su scala internazionale, adottando un approccio precauzionale per stabilire le catture e far evolvere le pratiche. Non è facile; ma deve essere fatto se vogliamo continuare a godere di questa importante risorsa e preservare la vita marina. Bisogna lavorare con i governi e le aziende affinché le rispettive politiche e pratiche siano rese il più possibile sostenibili in un contesto di clima che cambia. Infine, è altrettanto importante che il cittadino sia sensibilizzato e ciò si può fare attraverso il classico meccanismo di domanda e offerta. Il consumatore è un attore fondamentale nella strada verso la sostenibilità perché se pretende e sceglie prodotti rispettosi di un’etica ambientale  – nella fattispecie di cui stiamo parlando, optando per prodotti a “marchio blu” – allora può aiutare ad orientare la pesca verso una sostenibilità a 360 gradi, ovvero: sostenibilità per gli stock ittici; sostenibilità per le altre specie e i diversi habitat di un ecosistema marino; sostenibilità nel futuro tramite piani di gestione che assicurino la sopravvivenza delle risorse ittiche a lungo termine.

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