Con bici e matita, dal Tirreno all’Adriatico

di Simonetta Rigato

Questa è la narrazione di un viaggio compiuto in solitaria in bicicletta, con un bagaglio ridotto al minimo, senza però privarmi di acquarelli e taccuino. Non posso dimenticare i tanti dubbi che la sera prima della partenza mi affollavano la mente. Ce la farò? Sono sufficientemente allenata? Il programma che avevo minuziosamente studiato a tavolino prevedeva la partenza da Bolgheri, sulla costa tirrenica della Toscana, per arrivare a Senigallia, nelle Marche, sulla costa adriatica: una distanza di nemmeno 500 km.

Prima tappa: Bolgheri, Castagneto Carducci, Suvereto. Arrivata “Davanti a S.Guido” ho sorriso nel vedere il filare di cipressi, un po’ meno nel constatare un dolce saliscendi. Dimentica la pianura padana – mi sono imposta. L’ombra del bosco della “bolgherese” ha dato fresco refrigerio alla mia pedalata mentre sfilavano i vigneti di Sassicaia e Ornellaia. Da Castagneto Carducci la strada scende, nel mezzo di un bosco profumato di sugheri, arrivando a Suvereto, in piena Festa Medievale.

Seconda tappa: Suvereto, Montioni, Montemassi, Piloni di Roccastrada. La tappa è iniziata pianeggiante attraverso il bosco che circonda la riserva integrale dei Parchi della Val Cornia, un tempo area di estrazione dell’allume. Superato il laghetto di Pesta, ho imboccato “la marsiliana” in dolce saliscendi. Un paesaggio inconsueto dove le vigne crescono assieme ai pini marittimi ed ai cipressi. È un paesaggio da disegnare col colore dell’antico: il seppia. Sullo sfondo Massa Marittima. Ecco che all’improvviso mi sono trovata nel mezzo di un motoraduno di “Vespa”: clacson allegri, colori, scoppiettii di scappamenti, saluti, sorrisi… sfilano tanti portatori sani di allegria. Quando salgo a Montemassi il cielo minaccia pioggia, che non mi impedisce di arrivare a Piloni di Roccastrada. La notte dalla finestra aperta ascolto le impetuose raffiche dirigere lo stormire del bosco: credo che mi stia parlando.

Terza tappa: Piloni di Roccastrada, Sant’Angelo in Colle. Parto sotto un cielo ancora perturbato: in località L’Aratrice faccio appena in tempo a rifugiarmi sotto un capanno di legname che scoppia una grandinata. Cosa si fa? Si aspetta che passi. Tappa di disimpegno. La sera mi rinfranco davanti a ribollita e rosso di Montalcino. Domani mi attendono una decina di chilometri di salita fino allo scavallamento del Passo “del lume spento”. Certo non è un valico alpino, sono solo 621 m slm.

Quarta tappa: Sant’Angelo in Colle, Montalcino, S.Quirico D’Orcia, Pienza, Monticchiello. Siamo nel cuore della Val D’Orcia e infatti i turisti non mancano. A Montalcino le enoteche sono ovunque: Rosso di Montalcino, Sant’Antimo, Moscadello, Brunello. Anche nella mia borraccia non manca mai mezzo bicchiere di rosso. Proseguo percorrendo la vecchia Cassia. A San Quirico d’Orcia mi fermo ad ammirare i bassorilievi della Cattedrale di pietra bianchissima: la Collegiata di Giuditta e San Quirico. Sono immagini che sembrano uscite da un fantasy.

Quinta tappa: Monticchiello, Montepulciano, Chianciano, Chiusi. Le gambe sono affaticate nell’affrontare la salita per Montepulciano, il luogo che ha dato i natali al Poliziano, l’autore della poesia “Incontro tra Iulo e Simonetta”. Io, il mio Iulo, per quanto abbia cercato non l’ho trovato, per cui riparto. Abbandono la Val D’Orcia per entrare in Val di Chiana e quando arrivo a Chianciano il tempo s’è rimesso al bello.

 

L’Associazione Matite in Viaggio promuove l’interesse per il viaggiare quale scelta motivata di rinnovamento  nella conoscenza dei luoghi visitati e dei suoi abitanti. Visitare paesi e luoghi, incontrare persone e comunità, conoscere civiltà antiche e contemporanee, sono le premesse irrinunciabili affinché taccuini di viaggio manifestino la volontà e il sogno di riconoscersi nella libertà e nella dignità di tutti gli uomini.

Anna Maria Spiazzi – presidente dell’Associazione “Matite in viaggio”