di Enea Rotella

 

Se è vero che l’universo è governato dagli opposti come tra il bene e il male o la luce e l’ombra, possiamo certamente affermare che nella Magna Grecia uno degli opposti più frequenti è stato quello tra gli eroi e gli antieroi. Questa storia parte da molto lontano: uno dei passaggi dell’Odissea narra dei compagni di Ulisse trasformati in animali dalla maga Circe. Ma chi fu a convincere l’intera truppa a varcare la fatidica soglia della casa della maga? Il suo nome è Polite. Come ogni leggenda che si rispetti sulla vera natura e vita di questo personaggio, si addensa una nube che non permette di ricostruire tutti i passaggi. Così come la città di Temesa dove si consumano i fatti. Questa località è stata individuata sulla parte bassa del mar Tirreno, per altri era situata sul mar Ionio. Ritornando alle vicende di Polite, che prenderà anche il nome di Alibante (o Alybas), si narra che insieme ad Ulisse, giunti a Temesa dopo aver bevuto eccessivamente, violentò una giovane del posto. Ulisse indignato lo lasciò da solo in balia degli abitanti che lo lapidarono. Si narra che dal suo corpo uscì un demone vendicativo che iniziò ad uccidere gli abitanti di Temesa. La popolazione si rivolse alla sacerdotessa Pizia che ordinò di portare in sacrificio giovani ragazze per placare la sua vendetta. Per altri studiosi di miti la storia andò in modo leggermente diverso: Polite fu ucciso a tradimento dai barbari del posto. Per altri ancora fu ucciso dai temesaioi attraverso la lapidazione. La storia riprende a convergere sul demone vendicativo per poi discostarsi dalla figura di un oracolo non meglio identificato che consigliò di sottomettersi e pagargli un tributo. Una volta ucciso, lo spirito di questo straniero iniziò a vagare per quelle terre perché l’errore degli abitanti fu quello di lasciare il suo corpo insepolto. Si narra che i temesaioi lo videro più volte nella notte vagare per le abitazioni. Alcuni lo ricordano come un lupo assetato di sangue, altri come un essere malvagio dalle sembianze demoniache. La popolazione era esausta e fu così che seguirono il consiglio dell’oracolo di Delfi: dedicargli un culto ed offrire ogni anno la più bella vergine del posto per tentare di placare la sua vendetta. Le stagioni passarono inesorabilmente e ormai tutti si arresero all’idea del tributo. Ma un giorno arrivò in quelle terre un pugile, vincitore per tre volte ad Olimpia, un principe azzurro che si innamorò di una ragazza del posto. Ma questo personaggio venuto da lontano venne a conoscenza che la sua amata sarebbe stata a breve l’ennesimo tributo pagato ad Alybas. Il pugile, venuto da Locri, era Eutimo (o Euthymos). In quel periodo storico Temesa era sotto l’occupazione locrese, siamo intorno al V secolo a.C.

L’eroe capì subito la situazione drammatica che stava vivendo e con impavido coraggio decise di affrontare il demone. Si racconta che lo scontro fu cruento ma che alla fine Eutimo ebbe la meglio, spingendo il demone per sempre tra le braccia del mare.