di Fabio Lagonia

Questo è il mese di Albert Einstein: era infatti un giorno di marzo quando nacque, ed era pure un giorno di marzo quando pubblicò la Teoria della Relatività generale. Lo scienziato tedesco ha segnato fortemente il Novecento, un periodo per altri versi conosciuto come il secolo breve e come la stagione dei totalitarismi; ma se gli diamo una connotazione positiva è innegabile che sia stato anche il secolo delle rivoluzioni scientifiche. E di queste, Einstein ne è certamente il simbolo, con le sue ricerche che hanno lasciato una traccia memorabile su tutto il pensiero moderno. Un’icona. Uno studioso che ha cambiato il modo con cui tutti oggi guardano all’universo, non più statico ma complesso e dipendente dall’osservazione che se ne fa. Uno scienziato aperto anche alla filosofia, all’indagine del mistero e alla bellezza della semplicità infantile che riusciva a mantenere nonostante la sua grandezza. A tal proposito circola da sempre un simpatico aneddoto che lo riguarda: pare che un giorno, non ancora molto conosciuto ma in procinto di creare la sua fama attraverso vari inviti a tenere conferenze, stanco di dover ripetere in giro per gli Stati Uniti la sua Teoria, confidò al suo fedele autista – che fra l’altro gli somigliava molto – il fastidio di dover relazionare per l’ennesima volta. L’autista, quasi per gioco, gli confidò  d’aver sentito così tante volte la Teoria al punto d’averla imparata a memoria e che l’avrebbe saputa ripetere davanti ad un uditorio senza che nessuno potesse accorgersi dello scambio di persona. Detto fatto. Einstein colse la palla al balzo e arrivati sul luogo della conferenza si sedette, uno come tanti, in sala, mentre l’autista salì sul palco e pronunciò un discorso effettivamente conforme che trovò il sorriso compiaciuto dell’Einstein originale seduto in platea. Pare, addirittura, che l’autista-conferenziere riuscì a rispondere ad alcune domande. Fino a quando uno studioso non ne pose una complicata. A quel punto, dopo una breve esitazione, il falso Einstein  rispose così: «Mi stupisco di lei professore, mi pone una domanda talmente elementare alla quale potrebbe rispondere perfino il mio autista, che è seduto lì in platea!».