di Fabio Lagonia

Il faro di Pontusval rappresentato in copertina è uno dei tanti che insistono nella regione francese della Bretagna: in questo angolo di terra proteso verso l’Oceano Atlantico c’è infatti la più alta concentrazione di fari al mondo. Un dato particolare che rende ancora più suggestivo un territorio caratterizzato da scogliere sferzate da un vento impossibile, baie rocciose e colorate, villaggi pittoreschi sul mare, nonché – spostandoci un poco nell’entroterra – castelli ed eco di impavidi cavalieri medievali che appaiono dalle brume di foreste incantate, che ci parlano di re Artù e di mago Merlino. Leggende. Che conferiscono un’aura fortemente identitaria a questi luoghi sempre in bilico tra realtà ed epica, tra l’evidenza della terra calpestata e l’incertezza del mare aperto e infinito che seduce. Luoghi che i latini definivano finis terrae, da cui l’odierno toponimo Finistère con cui si identifica l’area bretone più occidentale, poiché si credeva che qui finisse la terra, che questo fosse il confine del mondo, il limite di ogni possibilità di andare oltre. Un po’ come le Colonne d’Ercole e altri luoghi, non solo geografici, in cui il limite si rende palese per stimolare l’immaginazione, il sogno, l’intraprendenza, il pensiero. A volte un’utopia. A volte una speranza.