di Rosita Mercatante

 

L’autenticità del cibo italiano conquista il Canada

Il canadese Jamie Moody sulle orme del calabrese Gesualdo Mastruzzo esplora il Sud Italia per conoscere le migliori aziende alimentari. A casa dei tanti italiani trasferiti all’estero, qualche pacco di pasta sugli scaffali non manca mai. Lontano dalla propria terra, soprattutto nei momenti in cui la nostalgia si fa sentire di più, i sapori e gli odori del cibo sono un irresistibile richiamo alle proprie origini. Sembra esserci quasi una sorta di sacralità nel gesto di mettere a tavola qualcosa che proviene dallo stesso posto dove si è nati e cresciuti. Lo sa bene Gesualdo Mastruzzo, uno dei maggiori importatori dei prodotti più rinomati dell’agroalimentare calabrese in Canada da oltre quarant’anni. Anche la sua è una storia di emigrazione: arrivò nel paese nordamericano nel 1975 quando la ditta milanese per cui lavorava decide di mandarlo in missione. Fu amore a prima vista per quel posto, di cui apprezzò da subito le innumerevoli possibilità che offriva, la bellezza dei paesaggi e il modo di vivere dei canadesi. Allora decise di stabilirsi definitivamente in Canada e conosciuta una giovane di origina italiana si sposa. Fu alla vigilia delle sue nozze che un episodio accaduto in maniera del tutto casuale, cambiò, in meglio, le sorti della sua vita. O come preferisce dire lui stesso “è iniziato tutto per una tazzina di caffè”. Proprio così, perché l’idea della madre, arrivata in America per partecipare alle sue nozze, di portare con sé il caffè prodotto in Calabria riscosse un successo strabiliante: l’aroma che proveniva da quella moka conquistò amici, parenti e vicini di casa, italiani e non. La perspicacia e l’intraprendenza di Mastruzzo tramutarono quel “suggerimento” in un business fiorente per lui e per la sua terra d’origine. Nel 1981 fondò la “Numage trading inc” perseguendo l’obiettivo di portare al di là dell’oceano il meglio della tradizione culinaria calabrese. La sua fu un’attenta selezione: solo prodotti autentici, di qualità e che potevano raccontare in maniera fedele lo spirito della sua terra che da sempre si alimenta del lavoro di contadini e di pescatori, di fatica nei campi e di sfide nel mare.  Dove si bacia il pane e dove mangiare significa radunarsi attorno al tavolo per un momento di convivialità, di condivisione, di unione. Insomma portare questo pezzo di Calabria in America e consegnarla a emigrati e indigeni è stata una gran bella responsabilità. Si può assolutamente dire, con cognizione di causa, che la missione di Mastruzzo è ben riuscita al punto che il suo operato non è passato inosservato neppure agli occhi di una grande azienda americana che si impegna nella diffusione di uno stile di vita sano e responsabile per l’ambiente, la “Tree of Life”. Un’azienda che dalla fine degli anni Sessanta commercializza alimenti naturali importati dall’Europa e che nel 2019 decide di acquisire la “Numage trading inc” di Mastruzzo per rafforzare la propria offerta di prodotti italiani. Una mossa con cui è riuscita ad accaparrarsi una linea di prodotti apprezzati per qualità e unicità: c’è il Tonno Callipo, l’acqua Mangiatorella, i prodotti del pastificio Colacchio, i torroncini di Siderno, i sott’oli di Serra San Bruno, i salumi, e tanto altro. Tutto Made in Italy,scampando alla grande ogni confronto con le imitazioni lowcost frutto del cosiddetto “Italiansounding” che colpisce i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare del Bel Paese. La linfa vitale di “Tree of Life” non è solo il commercio. Alla base c’è una certa eticità nel voler “aiutare il Canada a mangiare bene e a vivere bene” che trova espressione nelle parole di Jamie Moody, attualmente vicepresidente del Consiglio di amministrazione dell’azienda (di cui è stato anche direttore generale per 18 anni): «Commercializziamo solo alimenti di qualità e di origine biologica che siano salutari per le persone e per l’ambiente. Il cibo italiano è messaggero della dieta mediterranea e dei suoi benefici oltre ad essere capace di raccontare la storia di un posto, di una comunità e a volte anche di una famiglia come quella Callipo che da generazioni si tramandano i segreti della conservazione del tonno in scatola». Quando incontriamo Jamie, un bell’uomo distinto e che ha il sorriso aperto sul mondo, ha appena finito di visitare lo stabilimento di produzione del tonno dell’azienda Callipo, a Maierato, in provincia di Vibo, a pochi chilometri da Pizzo, la città per antonomasia delle tonnare e dei tonnaroti. Jamie è arrivato in Calabria per conoscere da vicino alcuni dei suoi fornitori: «Stringere buoni rapporti con i miei partner non è solo un fattore strettamente economico. Ho bisogno di entrare in relazione con loro, sapere cosa c’è dietro le loro produzioni e cosa vogliono trasmettere con il loro prodotto. Sono convinto che ogni marchio ha un’anima». Così nell’approfondire la sua conoscenza con i titolari della storica azienda calabrese che si occupa della conservazione di prodotti ittici, il canadese Jamie Moody ha riscontrato una similitudine importante con la sua “Tree of Life”: «Anche da noi la vita lavorativa dei dipendenti è lunga. Per alcuni si tratta di 30-40 anni di lavoro, cioè tutta la carriera. La solidità di un’azienda dipende anche dalla capacità di creare a un ambiente lavorativo in cui i dipendenti si sentono profondamente legati alla storia aziendale, in quanto hanno un’esperienza positiva di lavoro che fa parte di un’appagante vita personale». Altre tappe calabresi e siciliane attendono Jamie alla scoperta di altri sapori e profumi del Mediterraneo. Il fatto che la Little Italy in Canada sia sempre più popolosa potrebbe far pensare che a ricercare i prodotti tricolore e quindi a garantire il successo degli importatori siano proprio le radicate abitudini culinarie degli italiani all’estero. Tuttavia Jamie smentisce questa tesi: «Sicuramente una buona fetta di consumatori è composta da italiani ma ormai anche i canadesi e tutte le etnie che vivono in Canada acquistano questi prodotti. La cucina italiana è molto apprezzata e non conosce concorrenti nel mio Paese. Lo testimonia il fatto che i ristoranti dove sventola la bandiera italiana e dove si può mangiare la pizza e gli spaghetti sono numerosissimi e sempre molto gettonati».

Alla fine del nostro dialogo Jamie, che della sua carriera professionale ultratrentennale sfoggia la sicurezza accompagnata da una grande umiltà, ci confessa con simpatia che la sua arma in più in questo lavoro è stata essere una “buona forchetta”. Chissà se al termine di questo suo viaggio nella punta più a Sud dell’Italia avrò scoperto qualche altro prodotto gustoso e autentico da proporre oltreoceano!