di Bruno Pisani e Paola Staffa – psichiatri

 

«Le complesse sfide che l’educazione contemporanea deve affrontare

 Sono spesso collegate alla diffusa influenza dei media nel nostro mondo.

Come aspetto del fenomeno della globalizzazione

e facilitati dal rapido sviluppo della tecnologia,

i media delineano fortemente lambiente culturale»

                                                                            (Giovanni Paolo II)

 

Nel libro Verso una società senza padre Mitscherlich anticipò l’idea della comunicazione globalizzata che si insinua fra genitori e figli, con effetti modellanti sui ragazzi, senza acquisizione di uno sviluppo  individuale ed originale, ma massificante. La massificazione limita le risorse umane e le inclinazioni personali che permettono lo sviluppo della capacità di adattamento dinamico, alla base della possibilità dell’adolescente di sviluppare esperienze personali costruttive ed originali. Mitscherlich era un medico e psicoanalista tedesco che nel libro succitato, attraverso un’analisi sociologica e psicoanalitica della storia del Novecento, valutò la nascita, negli anni ’60, delle cosiddette “società senza padre”, in contrapposizione alle esperienze autoritarie del nazismo e del comunismo.

Egli considerava “società senza padre” non quella in cui c’è conflitto con il padre, ma una società in cui c’è una totale svalutazione di questa figura, incapace di inventare nuove forme di autorevolezza e riconoscimento. In questa società sono assenti i processi evolutivi di identificazione per gli adolescenti, mentre il contesto appare carico di sentimenti  di  frustrazione, impotenza  e aggressività. Cresce così una situazione  di  degrado  etico espressa  da  crimini  commessi  contro i propri genitori o i propri figli insieme con una molteplicità di comportamenti che riducono l’esistenza ad una continua ricerca edonistica e individualistica.

Solo la comunicazione matura, soggettiva e personale fra due figure può permettere all’individuo di non andare incontro ad un isterilimento emotivo e cognitivo e ad un appiattimento delle sue specifiche risorse per affrontare il problema.

La maturazione dell’Io, nell’individuo, è basata sulla creazione di uno scontro fra la realtà e l’ideale che ognuno si costruisce, scontro che nel corso della formazione il soggetto può superare solo elaborando strategie d’adattamento in armonia con le proprie caratteristiche caratteriali.

In un contesto in cui il conformismo e l’omologazione non solo distruggono le attitudini soggettive ma permettono di vivere in un mondo virtuale, in cui l’ideale del Sé non viene mai messo in discussione. Per fare ciò però, l’individuo moderno oscillerebbe fra il tentativo di evitare impegni stabili, che necessitano di messa in discussione del Sé ideale, e il bisogno di relazioni autentiche e rapporti umani ai quali non sa più approcciarsi.

I confini individuali si sono allargati da una parte, con potenziale aumento degli stimoli creativi; dall’altra si è sviluppata una tendenza alla ripetizione passiva di comportamenti “copiati” da altri Anche l’immagine fisica reale, può essere celata grazie a  software multimediali che concedono il prolificare di tratti narcisistici, soggetti fragili, con paura dei propri difetti, che si nascondono dietro maschere di perfezione, che calerebbero al primo incontro reale. Tutto questo era stato previsto già negli anni Sessanta, dall’analisi della condizione  sociale, dallo stesso Mitscherlich nel suo libro.

 

Il significato della figura del padre nella psicanalisi

La figura del padre in psicanalisi rappresenta il divieto, l’interdizione, la negazione del desiderio edipico e quindi l’alimitazione dell’Io, attraverso regole di convivenza sociale ed etica. La morte del Padre, o di Dio, secondo Nietzsche, comporta la fine della ragione e l’inizio del permissivismo patologico e immorale. Nei miti greci, il nome “pater” si applicava agli dei, ed il padre stesso disponeva di “jus vitae acnecis” sui familiari.

Secondo Freud il bambino, vive dentro di sé i “fantasmi” di un padre potente ed amorevole, che da una parte rappresenta una minaccia alla sopravvivenza, dall’altra la protezione stessa. Da adulto l’individuo svilupperà l’ardente desiderio del “Padre”, di un Dio che lo sostenga e gli dia la salvezza dell’anima, di fronte  alla paura e all’angoscia delle malattie, delle calamità naturali e della morte. Quest’immagine, salvifica e rassicurante, gli permetterà di affrontare le difficoltà della vita. Perfino il gioco e l’interazione infantile con il padre, migliorano le capacità cognitive e di apprendimento del bambino, favorendone l’autonomia e il senso di sicurezza, attraverso un processo di attivazione dei meccanismi neuronali.

Senza un’immagine stabile del padre, l’individuo adulto diventa incapace di accettare e rispondere adeguatamente alle frustrazioni    e    ai     problemi.    Nei    giovani    questo   determina demotivazione, aggressività, assenza di prospettive. Secondo Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano, i padri moderni scompaiono o tendono a divenire compagni di gioco dei loro figli. Questo rappresenterebbe un motivo d’insorgenza del complesso di Telemaco. Telemaco, il figlio di Ulisse, vede la propria casa invasa dai Proci, che in assenza del padre, attentano al trono di Itaca. Telemaco invoca il ritorno del padre affinché possa ritornare la “legge della parola”, l’ordine al palazzo e la realtà stessa. L’epoca dei Telemaco, è l’epoca in cui la legge del padre, con i suoi limiti, responsabilità ed ordini, non c’è, ed il figlio scruta l’orizzonte in modo angosciante. Telemaco non chiede un padre ideale, che conosce verità eterne, ma un soggetto, che con tutte le sue vulnerabilità e inadeguatezze, sia in grado di riportare nella realtà giustizia e responsabilità. Recalcati dice: “Affinché vi sia facoltà di desiderare, è necessario che vi sia legge […]  un padre è colui che sa unire e non opporre il desiderio e la Legge”. Solo attraverso la legge, che permette di limitare le innumerevoli possibilità attraverso le quali raggiungere l’obiettivo desiderato, l’individuo può comprendere cosa è lecito desiderare o meno, e come impegnarsi per appagare questo bisogno.

Aiutare i figli a cogliere il senso del limite significa anche aiutarli a sviluppare le proprie capacità, ed a focalizzare i propri desideri. La frustrazione, generata dall’opposizione della legge al desiderio, se ragionevole, lo stimola all’impiego delle proprie risorse e lo rende “competente”.

I genitori,  sono “difensori” delle debolezze dei propri figli, per accondiscendenza verso le proprie debolezze, ed hanno aperto la strada all’avvento dell’era in cui ognuno è “perfetto”, perché perfettamente “nascosto” dalla propria falsa immagine di internet. Internet permette le “false identità” in cui la comunicazione diventa monologo della propria espressione di sé, senza possibilità di messa in discussione, per soggetti con scarsa tolleranza alle frustrazioni, alle opposizioni, alla negazione della propria perfezione. Non esistono regole etiche, non esiste contraddittorio, perché non rientra nel perfetto mondo “virtuale”.