di Maria Grazia Cinti – archeologa

La Tenuta presidenziale di Castelporziano, che si estende per 6039 ettari comprensivi di 3,1 km di spiaggia, si trova poco a sud di Ostia e costituisce un unicum per la sua ricchezza di importanti elementi non solo artistici ed archeologici ma anche faunistici e floristici; in questo ecosistema, in cui uomo e natura sono perfettamente integrati, sono state censite circa 1000 piante diverse e oltre 3000 specie di animali, pari a più del 5% dell’intera fauna italiana. Se contassimo anche gli invertebrati si supererebbero le 6000 specie! All’interno della Tenuta è presente una stazione di inanellamento per il monitoraggio in continuo dell’avifauna migratoria; ci sono aree ad agricoltura sostenibile collegate alla ricerca e zone in cui sono allevate, con pratiche tradizionali, razze autoctone di vacche e cavalli maremmani.

La Tenuta, nel corso dei secoli, è passata in molte proprietà diverse; nel 1872 fu acquistata dal Ministro delle Finanze (Quintino Sella) per conto dello Stato italiano, al fine di destinarla a tenuta di Caccia del re. Dal 1977 la caccia è vietata in tutta la Tenuta e nel 1985 è stata annessa l’area di Capocotta, di circa 1000 ettari. Dal 1999 è stata riconosciuta “Riserva Naturale dello Stato” e quindi soggetta al regime di tutela delle aree naturali protette e oggi appartiene anche alla Rete Natura 2000 dell’Unione Europea, che riunisce molti siti a protezione speciale.

Il territorio della Tenuta è stato frequentato fin dall’età del Ferro, in cui sono attestati diversi piccoli insediamenti che controllavano le lagune costiere, verosimilmente dipendenti dai centri più grandi. Proprio da queste parti, nella zona di Pratica di Mare, secondo i ritrovamenti degli ultimi decenni, sarebbe da riconoscere il luogo in cui identificare l’antica Lavinium, dove sarebbe approdato Enea dopo essere scappato da Troia.

Dalla fine del IV secolo a.C., con il consolidarsi del potere di Roma, ebbe inizio la sistemazione edilizia e stradale di questa zona: inoltre, la costruzione del porto di Ostia, lo sfruttamento delle saline e le nuove attività commerciali-agricole nelle ville rustiche, cambiarono anche l’economia del luogo, poiché venivano investite grosse somme e impiegati numerosi schiavi. Sappiamo, ad esempio, che l’oratore Ortensio e lo scrittore Plinio il Giovane avevano una villa da queste parti; si può immaginare questa zona come se fosse una sorta di costiera amalfitana dell’antichità!

I resti residenziali più imponenti, tuttavia, sono quelli della Villa che si trova in località Tor Paterno; l’importanza di questa dimora sta nel fatto che da quando fu costruita è sempre appartenuta alla casa imperiale: è addirittura tramandato da Erodiano che, nel corso di una pestilenza a Roma, i medici consigliarono all’imperatore Commodo di lasciare la città e di rifugiarsi qui per evitare il contagio. Oggi questi resti sono restaurati e visibili nei percorsi di apertura al pubblico, insieme ad altri ritrovamenti archeologici sparsi nell’area, tra cui quelli dell’acquedotto che serviva la villa imperiale, conservato per diversi metri sia in lunghezza che in altezza. Il maggiore impulso agli scavi deriva dai Savoia, soprattutto per l’interesse che aveva la Regina Elena verso le antichità e per la passione numismatica che aveva Vittorio Emanuele III; questo favorì gli scavi nella Tenuta e il ritrovamento della maggior parte dei reperti, conservati oggi tra il Museo Nazionale Romano e il Museo archeologico dentro al Castello, anch’esso visitabile nei percorsi archeologici e storico-artistici. Proprio il Castel-Porziano, il cui primo impianto risalirebbe al IX-X secolo d.C., subì numerosi rifacimenti fino almeno a quando la proprietà passò ai Savoia.

Tutti questi luoghi sono oggi aperti al pubblico. Sono state studiate, infatti, diverse tipologie di percorso, alcune delle quali adatte anche a persone con disabilità o con funzioni motorie ridotte: quello archeologico si snoda tra il museo, ricco di reperti unici nel loro genere (tra cui una copia del Discobolo di Mirone qui rinvenuto) e i resti archeologici della villa imperiale, con le strutture termali connesse e l’acquedotto. Il percorso storico-artistico prevede, tra le altre, la visita alla residenza storica con il salone dei trofei di caccia e il salottino cinese, e il passaggio nello studio del Presidente. Si prosegue con una tappa alla Chiesa di San Filippo Neri, alla Coffee house con la limonaia e al giardino storico della Regina Elena, in cui si conserva anche un grande mosaico proveniente dagli scavi ottocenteschi. Dal giardino si accede al padiglione delle carrozze, in cui si possono ammirare non solo i carri utilizzati dalla corte sabauda per le cacce o per le passeggiate, ma anche i mezzi agricoli dell’epoca per il lavoro nei campi.

I percorsi naturalistici studiati per l’apertura al pubblico sono quattro e vengono effettuati a rotazione per limitare l’impatto su quest’area protetta. Il percorso di Capocotta, che si snoda quasi al confine con il territorio di Tor Vajanica, prevede il passaggio all’interno di un querceto misto invecchiato, utilizzato anche in passato per la produzione di legname, e, successivamente, la visita al Museo della Storia e della Natura, completato recentemente. Questo museo ha una forte impronta multimediale che racconta la storia della Tenuta e del suo ricco comprensorio ambientale con immagini di grande impatto, capaci di coinvolgere persone di tutte le età. Anche gli altri percorsi naturalistici prevedono una sosta in questo museo e, nei mesi primaverili, anche una tappa alla stazione di inanellamento degli uccelli, in cui gli esperti mostrano il procedimento e illustrano le varie specie che si potrebbero incontrare passeggiando nella riserva. Nel percorso naturalistico di Malafede, invece, si possono ammirare esemplari di sughera, anche molto antichi e, rispetto agli altri percorsi, è più forte il contatto con il settore agricolo, in cui pascolano allo stato brado bovini ed equini di razza maremmana.

La forte volontà di inclusione sociale ha fatto sì che dal 2015 in estate la Tenuta, per volere del Presidente Sergio Mattarella, fosse aperta alle attività per persone disabili e che venisse attivata, nell’ultimo periodo, anche l’ippoterapia con bambini delle case-famiglia.

Un luogo così speciale merita certamente una visita.

L’accesso alla Tenuta avviene tramite prenotazione e prevede un limite di 30 partecipanti per ogni visita, al fine di godere al meglio di ogni scorcio che la Tenuta ha da offrire.

È possibile prenotare telefonicamente tramite il numero 0639967557 dal lunedì alla domenica, dalle 9:00 alle 19:00; oppure online al seguente sito internet: https://palazzo.quirinale.it/residenze/visitacastelporziano/prenotaCP.html.

Tutti i percorsi prevedono una pausa invernale ed estiva, in considerazione anche del meteo avverso o troppo caldo. Per maggiori informazioni si veda il sito: https://palazzo.quirinale.it/residenze/c_porziano.html