di Enea Rotella

 

Nel 733 a.C. l’oracolo di Delfi inviò un uomo proveniente da Corinto e di nome Archia, a fondare una città ad Occidente. Insieme ad altri si ritrovarono vicini ad una piccola isola (Ortigia). Una volta giunti a terra capirono subito che quel punto sarebbe stato strategico perché era vicino alla terraferma: da un lato era pianeggiante e dall’altro protetto dalle colline. Ben presto quei luoghi presero il nome di Siracusa. In poco tempo fu riempita di monumenti e opere d’arte diventando così punto nevralgico per artisti e scienziati, nonché potente città greca d’Occidente. Questo splendore però ha un rovescio della medaglia perché l’ascesa è stata portata avanti dai vari tiranni che nel corso del tempo si sono susseguiti. La prima grande famiglia ad insediarsi è quella degli Emmenidi da Gela mentre Gelone, fu il tiranno che per primo spianò la strada ai successori. Ma solo con il fratello Gerone si ebbe l’inizio di un’espansione e splendore senza precedenti. La città diventa bella, vengono chiamati artisti e uomini di cultura da ogni angolo della Grecia. Un esempio sono i vari poeti tra cui Pindaro e Simonide che esaltarono l’operato del tiranno così come le vittorie degli sportivi. Altro personaggio di spessore che fu chiamato da Gerone è Eschilo. Il tragediografo esaltò, attraverso un dramma, il trionfo del tiranno.

Lo splendore però non rimase circoscritto a quella città perché anche Agrigento vanta una schiera di tiranni che nel tempo esaltarono quei posti. Tra i più importanti vi è Falaride, noto per la sua crudeltà così come Terone. Anch’egli chiamò nella sua città i poeti Pindaro e Bacchilide per esaltare le sue gesta. Da una parte Gerone, dall’altra Terone, si contendevano lo scettro per chi riuscisse ad organizzare le feste più sfarzose. Nel frattempo le città si arricchivano di templi attirando ancora una volta personaggi illustri, ad Agrigento è attivo il filosofo Empedocle. A Siracusa con la morte di Gerone, ebbe modo di governare il fratello minore Trasibulo ma il periodo fu breve e senza particolari sussulti artistici. Altro discorso per il suo successore Dionigi (Dionisio) che dello splendore di questa città fu il protagonista assoluto. Lui incarnò alla perfezione le vesti da tiranno con il suo carattere iracondo e sospettoso. Fece erigere fortificazioni intorno alla città per poi espandersi e conquistare altri territori. Il lato positivo della medaglia fu un nome su tutti: Platone. Il filosofo ateniese per ben tre volte farà visita al tiranno cercando di convincerlo con la forza delle sue argomentazioni, ad instaurare un governo politico che fosse illuminato dalla ragione, dalla giustizia e dalla filosofia. Naturalmente i suoi tentativi furono vani, ma questo aspetto offre lo spunto necessario a capire come chi governi molto spesso sia sordo agli uomini di cultura.

Ben presto queste terre conobbero il sapore amaro della parabola discendente. Come tutte le altre popolazioni del Sud, la parola fine fu scritta dall’esercito romano che segnò il lento declino politico e artistico delle realtà sconfitte.