La difficile esperienza della genitorialità vista da dietro le sbarre

di Rosalba Paletta

Luciano Toriello torna a sorprenderci con uno dei suoi docu-film. Il suo ultimo lavoro, La luce dentro, prodotto da Apulia Film Commission e Fondazione Con il Sud, racconta da un punto di vista davvero particolare l’esperienza della genitorialità. Il regista ha scelto di farlo da dietro le sbarre di un carcere, proponendo una delicata riflessione sulle esigenze affettive ed educative dei bambini figli di padri detenuti, sul desiderio di riscatto e cambiamento di questi ultimi. Un’esperienza del Sud Italia, quella raccontata nel documentario girato tra le mura della Casa Circondariale di Lucera, in provincia di Foggia, ma che potrebbe narrare eventi di altre parti d’Italia e del mondo, perché su questo argomento non esistono purtroppo differenze. Il tema è di quelli delicati, sui quali si deve camminare in punta di piedi, pur essendo necessari interventi decisivi, perché a farne le spese, se qualcosa va storto, sono i bambini, i figli dei detenuti, coloro che non dovrebbero pagare per le colpe dei padri, come ci insegna la Bibbia, ma che troppo spesso sono le prime vittime di pregiudizi e privazioni di diritti, anche fondamentali.

«Un film molto bello, che affronta un tema delicatissimo – ha affermato il Presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo – complesso e un po’ sottovalutato, cioè quello della sofferenza e dell’emarginazione dei figli dei detenuti. Un documentario  davvero bello. Siamo contenti di questo e altri film prodotti con il nostro sostegno, qualcuno dei quali ha vinto anche premi prestigiosissimi, perché abbiamo tentato un esperimento: realizzare la nostra missione di raccontare e dare voce al Sud, attraverso uno strumento di comunicazione, un linguaggio diverso e potente come il cinema. Gli effetti sono straordinariamente positivi, questi film verranno proiettati in mille eventi che sono occasioni importanti di confronto su temi centrali».

Gli attori del documentario sono stati sollecitati al difficile compito di tirar fuori, attraverso quest’opera, l’aspetto del confronto e della riflessione su una realtà troppo poco attenzionata. Per questo motivo La luce dentro è stata proiettata in anteprima nazionale in una sede prestigiosa come la nuova aula del Palazzo dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati in Roma, prima che l’emergenza Covid-19 bloccasse ogni attività nel Paese. Nelle intenzioni dei promotori questa scelta è stata fatta anche per lanciare un messaggio al Parlamento, al Governo, all’Amministrazione penitenziaria, che si trovano a gestire questa materia così delicata e difficile. In occasione della proiezione Toriello ha affermato: «Sono presenti oggi diverse importanti personalità, da amanti del cinema, ad esponenti politici, del mondo della giustizia, dell’associazionismo: trovarsi tutti insieme a discutere di questa tematica è già di per sé importante perché crea l’occasione per sentire tanti punti di vista, tutti importanti da ascoltare per arrivare a soluzioni adeguate». Il primo grande ostacolo da rimuovere è sicuramente quello dei pregiudizi, e per farlo occorre coinvolgere tutte le professionalità che operano nell’ambito dell’Amministrazione penitenziaria e nel Terzo Settore. Entrambi interlocutori centrali nel segnare positivamente le sorti di tante giovani vite, toccate in famiglia dall’esperienza carceraria.

«Una delle protagoniste nel film – racconta ancora il regista – parla delle sue difficoltà nella crescita. Veniva etichettata dai compagni di classe, ma veniva etichettata anche dalla maestra all’interno della scuola. Per lei non è stato semplice venirne fuori. Ma grazie all’associazionismo è riuscita a trovare una sua strada. Questo film nasce sulla struttura narrativa di una fiaba: le fiabe ci insegnano che nessuno si salva da solo; nei momenti difficili, nel momento in cui questi bambini attraversano il “bosco”, con “l’orco”, il “lupo” in agguato, è fondamentale che non siano lasciati soli».

È così, soltanto così, che l’umana opportunità di riscatto, fondamento nella funzione rieducativa della pena sancita dalla nostra Costituzione, potrà essere tradotta in realtà, dai genitori e dai figli, insieme, anche se separati da un invalicabile muro.