di Davide Balsemin

Quando si pensa ai paesaggi collinari italiani pochi luoghi risultano così potentemente evocativi come quelli toscani. Morbide colline verdeggianti, intercalate da aspri pendii erosi dal vento e dall’acqua, che tra l’autunno e l’inverno si fanno quasi lunari. Sulla cima chiesette raccolte, piccoli borghi, eremi, ruderi di torri e castelli diroccati, viali bianchi di ghiaia e creta contornati da cipressi ordinati in file maestose in basso. E quando si pensa al paesaggio toscano, alle sue icone, i cipressi e i poderi, alla perfezione delle sue colline, di un intenso color dell’ocra in autunno, delicatamente imbiancate di neve in inverno, di un verde vellutato in primavera, e di un ricco color oro in estate, alle sue campagne che sembrano pettinate per quanto sono curate, la Val d’Orcia  appare immediatamente come un concentrato di  toscanità, rinomato e apprezzato nei secoli. Non a caso, questo particolare contesto naturale e umano ha influenzato i pittori del ‘500, al punto da diventare testimone  iconico di uno dei movimenti artistici e culturali più floridi che vi siano stati in Italia: la Scuola senese.

Oggigiorno, grazie alla perfetta conservazione del suo paesaggio antropizzato, ridisegnato per rispettare i criteri estetici “del buon governo” di ispirazione rinascimentale, la Val d’Orcia nel 2004 è stata iscritta dal Comitato del Patrimonio Mondiale, nella lista dei siti UNESCO, come “paesaggio culturale”, sulla base dei seguenti criteri: “eccezionale esempio del ridisegno del paesaggio del pre-Rinascimento che illustra gli ideali del buon governo e la ricerca estetica che ne ha guidato la concezione”; “icona del paesaggio che ha profondamente influenzato lo sviluppo del pensiero paesistico”.

A tutela dello sviluppo del paesaggio in armonia con la promozione del lavoro e della vita dell’uomo è oggigiorno il Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d’Orcia che comprende i territori dei cinque comuni di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia. Le iniziative del Parco nascono da una riflessione precisa. In Val d’Orcia il paesaggio non è stato solamente creato dalla natura, ma è stato plasmato nei secoli (e continua a trasformarsi anche oggi) a seguito degli interventi dell’uomo. Lo scopo del Parco è di fare della cultura e della storia le risorse primarie di sviluppo, per tutelare la Val d’Orcia senza trasformarla in museo a cielo aperto. Il Parco punta inoltre ad incentivare e promuovere tutte le attività economiche compatibili con la tutela dell’ambiente, tra cui stanno assumendo un ruolo importante, negli ultimi anni, quelle per la produzione dei prodotti agricoli tradizionali e tipici.

Tuttavia dire Val d’Orcia è troppo generico: il territorio è vasto, ne fanno parte gioielli architettonici come Pienza; città indomite come Montalcino, patria del famoso vino Brunello; rifugi arroccati su speroni di roccia, come Radicofani e Castiglione d’Orcia; borghi di passo sulla Via Francigena, come San Quirico d’Orcia.

La Val d’Orcia non è fatta per essere attraversata di corsa, da un turismo frettoloso e superficiale. Viottoli, carrarecce, sentieri invitano il visitatore a muoversi lentamente, ad assaporare ciò che vede, a sostare di fronte ai panorami e ai monumenti ma anche davanti ai dettagli del paesaggio. Che ci si sposti a piedi, in bicicletta o a cavallo, le antiche vie della Val d’Orcia offrono infatti una grande varietà di itinerari. A queste modalità di spostamento è possibile abbinare anche il treno tra la primavera e l’autunno. Abbandonata dai convogli ordinari nel 1994, la linea ferroviaria che collega Siena con la stazione di Monte Antico e Grosseto, passando Asciano, Torrenieri e la valle dell’Asso, è oggi percorsa dal Treno Natura. Utilizzare il treno per scoprire la Val d’Orcia è sicuramente un modo nuovo che consente una visione diversa e complementare di questi luoghi. Per un “assaggio” della Val d’Orcia basta anche un solo week-end, ma per una “scoperta” dei tesori nascosti, e discosti dalle consuete rotte turistiche, una settimana è consigliabile.

Con tre giorni a disposizione, si può partire da Montalcino, borgo medievale splendido, noto per la produzione del vino Brunello, e dalla silenziosa Abbazia di Sant’Antimo, adagiata in una valle di ulivi che incorniciano l’austera e mistica atmosfera del monastero, per poi dirigersi verso San Quirico d’Orcia, punto di snodo della Via Francigena, l’antico cammino che dalla lontana Canterbury raggiungeva la Città Eterna, per giungere a Pienza, la “città ideale” di Enea Silvio Piccolomini, che offre capolavori artistici imperdibili ed eventi tradizionali caratteristici, come la Festa dei Fiori in primavera o il Palio del Cacio al Fuso in autunno. Dal belvedere di Pienza è possibile ammirare uno dei panorami più rinomati e suggestivi sulle colline della Val d’Orcia meridionale fino alle pendici del Monte Amiata. Tra Pienza e San Quirico d’Orcia si entra letteralmente dentro un quadro tra colline brulle, colori irreali, strade bianche che salgono sinuose e vengono accompagnate da filari di cipressi, piccole pievi nelle campagne. La strada lambisce il territorio delle Crete senesi; così volgendo lo sguardo verso nord si possono ammirare calanchi e biancane, erosi dalla pioggia e dal vento e che restituiscono al paesaggio un elemento unico che tra la terra grigia dell’inverno, dona pennellate di bianco calcareo. A metà strada tra Pienza e San Quirico d’Orcia c’è, nascosta dietro una collina, la piccola Cappella della Madonna di Vitaleta: immersa nei campi coltivati e contornata da cipressi, è stata eretta nel 1553 su un tabernacolo più antico, nello stesso posto in cui la Madonna sarebbe apparsa a una pastorella. La visita è consigliata soprattutto al tramonto, quando i raggi dell’ultimo sole illuminano la graziosa facciata rinascimentale e creano suggestive atmosfere romantiche. Potendo aggiungere qualche giorno, una sosta merita Bagno Vignone, rinomato borgo termale, con la sua celebre Piazza delle Sorgenti in cui si specchiano le abitazioni di pietra, e Castiglione d’Orcia, arroccata su un dirupo roccioso, da cui è possibile godere tramonti spettacolari sulla Val d’Orcia, per arrivare alle Terme libere di San Filippo (in località Bagni di San Filippo) , dove si trovano delle preziose pozze e piscine naturali  di acqua calda create dal percorso del torrente Fosso Bianco. La spettacolare faggeta che racchiude le piscine naturali in autunno assume gli incredibili colori del foliage.

Quando visitare la Val d’Orcia? La risposta è ovviamente sempre, e anzi consigliabile per poter assaporare i diversi “volti” dei medesimi luoghi, ma mai come d’inverno la Val d’Orcia diventa un quadro naturale, che si può apprezzare in migliaia di angolazioni diverse, tra Montepulciano, Pienza, Montalcino, San Quirico, Castiglione d’Orcia. Per chi è appassionato di fotografia, visitare la Val d’Orcia significa avere a disposizione una “modella” di talento, che assume forme e contorni che mutano con il passare delle ore, che riflette la luce del sole e scintilla nelle gocce di pioggia. In Val d’Orcia le nuvole corrono veloci, giocano nel cielo blu e fanno da coperta a vallate e colline: non è raro, soprattutto tra l’autunno e l’inizio della primavera, incappare in giornate di nebbia, più o meno fitta che rende ogni cosa ovattata, sfumata, morbida.

Noti a tutti i luoghi più fotografati della Val d’Orcia: il gruppo di cipressi lungo la via Cassia, tra Torrenieri e San Quirico d’Orcia, divenuto ormai icona stessa della Toscana, le lunghe file di cipressi verso il Podere Baccoleno o il Poggio Covili, la salita di Monticchiello, solo per citarne alcuni. In questo tour ho scelto alcuni spot meno noti tra le colline attorno a Monteroni d’Arbia, San Quirico d’Orcia, Pienza e Castiglione d’Orcia. Luoghi spesso dimenticati e meno noti al turismo di massa, che mantengono per questo un fascino particolare e discreto, rimanendo discosti dalle principali direttrici del traffico, e sanno offrire continue e inaspettate sorprese ad ogni curva del percorso.