verso la cultura di un turismo ecosostenibile 

di Cristina Fiori – biologa   www.worldrise.org

In Sardegna esiste un piccolo angolo di paradiso in cui si possono trovare acqua cristallina, un isolotto disabitato e i delfini che nuotano in prossimità della costa tutto l’anno in compagnia dei loro cuccioli. Siamo nella provincia di Sassari, a Golfo Aranci,  cittadina turistica del nord Sardegna che dagli anni 2000 ha visto crescere la probabilità di avvistare i delfini nelle acque del golfo, complice la presenza di un impianto di acquacoltura che ha la funzione di aggregare le loro prede al di fuori delle gabbie e attrarre i delfini che vi trovano cibo assicurato.  Questo è il luogo in cui Worldrise Onlus, con il supporto di Ocean Family Foundation,  porta avanti da diversi anni il progetto di tutela e di sviluppo sostenibile dell’attività di dolphin watching denominato “il Golfo Dei Delfini”, il cui nome deriva dalla peculiarità di queste acque.

Il progetto mira alla creazione di una realtà fondata sulla consapevolezza ambientale, sulla sostenibilità e sul rispetto del proprio territorio. Il programma prevede azioni concrete che coinvolgono i residenti e i turisti che ogni anno vi si recano in visita: la creazione di una rete di operatori turistici di dolphin watching sostenibile – certificati  Friend Of the Sea, che rispondono ad un protocollo di condotta per minimizzare  l’impatto sugli animali durante l’avvistamento. La cartellonistica affissa sulle navi gialle della Corsica e Sardinia Ferries introduce i turisti alla realtà locale, fornendo insieme le regole per rispettare questi splendidi animali nel caso di un fortunato incontro. Inoltre da quest’anno Worldrise si è posto un nuovo obiettivo: verificare se il golfo è utilizzato dalle madri e dalle zie per allevare i loro cuccioli. In collaborazione con Me.Ri.S. Mediterraneo Ricerca e Sviluppo, ha avviato un’indagine scientifica che durerà diversi anni, grazie alla quale verranno censiti gli esemplari che frequentano le acque del golfo, con lo scopo di identificare le mamme e le zie con i cuccioli e quantificare il tempo che passano con loro all’interno dell’area di studio. Sono bastati pochi mesi di monitoraggio per ottenere i primi risultati: da maggio ad ottobre 2019, durante 829 ore passate in mare e 1845 km percorsi, sono stati effettuati 81 avvistamenti di tursiopi e identificati 58 esemplari, riconoscibili grazie ai segni presenti sulla pinna dorsale equivalenti alle nostre impronte digitali.  Dalle analisi effettuate su questi dati sono 10 le mamme e le zie avvistate con i cuccioli e i giovani che hanno frequentato l’area di studio durante i 6 mesi di osservazione, con un tasso di residenza variabile che arriva per diversi esemplari al 100%. Anche se è ancora presto per dichiarare che il golfo viene utilizzato come area di allevamento per i cuccioli, i risultati di questi primi mesi di studio ci fanno ragionare a favore di questa ipotesi. La cosa stupefacente è che sono stati avvistati degli esemplari fotografati 9 anni fa durante un precedente monitoraggio; questa scoperta ci permette di affermare che sono stanziali anche sul lungo periodo.

Ad oggi sono tante ancora le domande a cui dobbiamo rispondere e di sicuro continuando la raccolta dati avremo nuove sorprese. Il progetto prevede al suo interno la partecipazione di tirocinanti e tesisti provenienti dalle Università italiane ed estere che vengono istruiti alla raccolta ed elaborazione dei dati scientifici. Il censimento proseguirà da maggio 2020,  chi fosse interessato a partecipare al progetto può contattare Worldrise Onlus che sarà lieta di accogliere chiunque abbia voglia di effettuare un’esperienza formativa e indimenticabile.