Scripta Manent

Il Colibrì

il nuovo romanzo di Sandro Veronesi, libro dell’anno 2019

di Daniela Rabia

Il Colibrì, edito da La nave di Teseo, è l’ultimo romanzo di Sandro Veronesi. Il lettore entra subito nella storia e viaggia nel passato e nel presente del protagonista Marco Carrera, un uomo che esattamente come l’uccellino da cui il romanzo prende il titolo, batte le ali per rimanere immobile. C’è un filo che lega i personaggi, le vicende e tiene unite le vite dei genitori di Marco che sono morti, del fratello Giacomo che abita dall’altra parte del mondo, della sorella Irene morta suicida, della moglie Marina, della figlia Adele, che è convinta di avere proprio un filo reale dietro la schiena. Quel filo che, come spiega il dott. Nocetti, psicoterapeuta infantile, è un legame col padre ideato dalla bambina per contrastare la paura di perderlo e scompare solo dopo che il padre inizia a trascorrere più tempo con sua figlia e la piccola, più serena, si iscrive in palestra.

Ma ci sono fili che invece si sono spezzati per sempre come quello che lega Marco alla sorella, caduta dal seggiolone in tenera età, presagio delle sue disgrazie quali i problemi d’inquietudine, rabbia col mondo, depressione, droga, incidenti come quello in cui il fratello la crede morta e invece lei si riprende per scegliere, tempo dopo, di togliersi la vita. Se Irene è la morte, Giacomo incarna il rifiuto di qualsiasi rapporto con quel che resta della sua famiglia anche con quelle “cose che sono innocenti” e che vengono archiviate da Marco dalla casa di piazza Savonarola, abbandonata alla morte dei genitori. I grandi dolori si mescolano alla calma, al tentativo di accettazione, alla pacatezza di chi rifiutando il cambiamento, le distanze, le perdite definitive, cerca di volare all’indietro come fa il colibrì. La sensazione comunicata è quella di una quiete dolente che resiste alle forze avverse, senza né perdere né vincere. A volte però il tentativo d’immobilità non ha la meglio contro il dolore come per gli amori sospesi a metà. “Ma è vero che se una storia d’amore non finisce, o come in questo caso nemmeno comincia, essa continuerà a perseguitare la vita dei protagonisti con il suo nulla di cose non dette, azioni non compiute, baci non dati…”. Forse perché se alla definitività ci si rassegna, alle cose lasciate a metà non si trova una reazione consolatoria convincente.

Il Colibrì è uno sguardo attento e profondo sulla natura degli esseri umani che porta l’autore a fare un netto distinguo: “Vi sono esseri che per tutta la loro vita si dannano allo scopo di avanzare, conoscere, conquistare, scoprire, migliorare, per poi accorgersi d’esser sempre andati alla ricerca solo della vibrazione che li ha scaraventati al mondo: per costoro il punto di partenza e il punto di arrivo coincidono. Poi ce ne sono altri che invece pur stando fermi percorrono una strada lunga e avventurosa perché è il mondo a scivolare sotto i loro piedi, e finiscono molto lontano da dove erano partiti”. Marco Carrera, il personaggio principale di Veronesi, appartiene a questo secondo gruppo di persone e con lui il lettore fa un cammino emozionante “fuori dal gregge” facendosi guidare dal verso di Giovanni della Croce: “Per andare dove non sai/devi passare per dove non sai”.

 

 

 

 

 

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