lo más grande

di Angelo Laganà

Per noi europei, e ancora di più per noi italiani, cinquecento anni di storia per una città sembrano pochi. Per le città americane – fatta eccezione ovviamente per le civiltà pre-colombiane – accade il contrario: cinque secoli rappresentano un notevole bagaglio di storia e di “antichità”. Così il 16 novembre 2019 è stato adeguatamente celebrato il traguardo del mezzo millennio dalla fondazione dell’Avana, la capitale cubana simbolo dei Caraibi, degli scontri coloniali e, più recentemente, della Revolución. Ad essere precisi, la prima pietra da cui ha avuto origine la futura città fu posta nel 1514 allorquando il conquistador spagnolo Diego Velázquez de Cuéllar – governatore dei possedimenti cubani dal 1511 fino al 1524, anno della sua morte – la fondò con il nome di Villa di San Cristóbal de La Habana. Tale toponimo rendeva contemporaneamente onore al Santo cattolico e a Cacicco Habaguanex, l’antico abitante di quella zona. Tuttavia è il 1519 l’anno assunto dagli storici come data fondativa, quando cioè l’embrione urbano era ormai definito fino alle vicinanze di Baia Carenas, posizione in cui attualmente è ubicata la città. Posizione che ne suggellò sin dalle origini l’importanza come scalo commerciale fino a diventare, nel 1607, la capitale della colonia cubana e addirittura il porto principale di tutte le colonie spagnole del Nuovo Mondo. Per queste ragioni fu contesa dagli inglesi, oltre ad essere frequentemente saccheggiata dai bucanieri. Nel secolo scorso la contesa sull’isola è rientrata nella suddivisione planetaria dovuta alla guerra fredda: dal 1959 divenne parte del blocco sovietico dopo che il comandante Fidel Castro, assieme al fratello Raúl, a Ernesto Che Guevara e a Camilo Cienfuegos, rovesciò il regime di Fulgencio Batista, vicino agli U.S.A., per impiantarne un altro di stampo totalitario socialista. Molto prima della rivoluzione, soprattutto negli anni Venti, in pieno Proibizionismo, L’Avana divenne un luogo di vacanza molto frequentato dagli statunitensi che qui trovavano nightclub e gioco d’azzardo. Incantò molti artisti e personaggi, tra cui lo scrittore Ernest Hemingway che vi soggiornò per molti anni, frequentando locali, come la Bodeguita del Medio, oggi divenuti icone e mete turistiche. Le favolose e colorate automobili degli anni ’50, figlie di quel periodo, circolano ancora oggi lungo le strade della capitale cubana essendone diventate un simbolo unico e originalissimo, un vero e proprio museo “mobile”.

Un altro simbolo dell’Avana è l’Avenida de Maceo, universalmente conosciuta come Malecón, l’arteria-lungomare lunga otto chilometri che collega La Habana Vieja – dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità per via del suo ben conservato impianto architettonico coloniale spagnolo – con il quartiere Miramar. Questi luoghi, assieme al Capitolio Nacional, al Mercado, al Museo della Ferrovia, alla Estacion Central de Ferrocarriles, al Cemeterio de Colon, al Boulevard de San Rafael e ad altri siti della capitale, sono stati riqualificati proprio per celebrare l’importante cinquecentenario. Sedicimila  il numero delle opere edilizie completate. Le celebrazioni si sono protratte fino al 2020 e sono state caratterizzate da visite nei palazzi storici, esposizioni artistiche, mostre, letteratura, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali e l’immancabile anima del popolo cubano: la musica. Anche il nostro Paese ne ha fatto parte, attraverso il progetto “Calle Italia”, giunto alla sua quarta edizione e orientato ad avvicinare i due popoli mediante i piaceri della tavola, creando relazioni culturali e opportunità commerciali. L’Italia è stata ben presente in questo scenario, per esempio attraverso la sponsorizzazione della Boero Bartolomeo SpA, importante produttore di vernici, che ha riportato agli antichi fasti il Teatro America dell’Avana. Celebrazioni grandiose che hanno rispettato lo slogan scelto, non senza ambizione, per la campagna di questo V centenario: “Lo más grande”.

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