di Giulio Francesco Valeriano – chimico e tecnologo farmaceutico, naturopata, farmacista

Viviamo nella società dell’informazione e quotidianamente riceviamo valanghe di notizie  da tv e altri media, eppure spesso le stesse non vengono veicolate in modo efficace da poter essere assimilate e diventare patrimonio di conoscenza personale e collettivo. Un concetto di fondamentale importanza per la salute e il benessere psicofisico è il seguente:

la frutta ha un ruolo vitale nell’alimentazione umana a tutte le età di un individuo.

Sempre più spesso abitudini sbagliate e erronee convinzioni relegano l’assunzione di frutta a un ruolo di optional alimentare, quasi un non alimento, un accessorio. Nella società moderna, industrializzata, il cibo di certo non manca, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, eppure esiste il paradosso della carente assunzione di micronutrienti, di cui proprio la frutta  è ricca. Tali micronutrienti, vitamine e minerali in primis , sono fondamentali per il funzionamento delle cellule e di conseguenza di tessuti, organi  dell’intero organismo.

L’alimentazione quotidiana, deve essere varia e ricca di tutti i nutrienti, sia macro (proteine, carboidrati, lipidi) che micro (vitamine e minerali) oltre ovviamente di acqua senza la quale tutte le reazioni biochimiche del nostro organismo non avverrebbero. Quindi la frutta, che per natura è ricca di micronutrienti fondamentali, deve necessariamente essere parte integrante degli alimenti che ogni giorno consumiamo. Uno scarso introito di micronutrienti, tra cui vitamine e sali minerali, nel tempo è causa della comparsa di spiacevoli piccoli e grandi problemi: affaticamento, ansia immotivata, alterazioni dell’umore, difficoltà di concentrazione e cali di memoria, dolori muscolari, secchezza della cute, fragilità di unghie e capelli, possibile infertilità, decalcificazione delle ossa. Essere consapevoli delle proprie necessità alimentari, conoscere i nutrienti che le varie categorie di cibo contengono e apportano all’organismo che se ne nutre, consente di saper pianificare la propria alimentazione, scegliere il proprio cibo coniugando gusto e salute, sapendo cosa mettere nel proprio piatto. Mantenere o migliorare il proprio stato di salute, prevenire le patologie da ipo o ipernutrizione parte proprio dalla scelta alimentare. È anche vero che il cibo assume nella vita di ognuno di noi valenze diverse, che vanno ben oltre il puro scopo alimentare, diventando motivo di divisione, condivisione, convivialità, ricordi, tradizioni, gratificazione e può creare dipendenza. Allora bisogna tenere bene a mente che prima di tutto l’alimento significa nutrizione per l’organismo, per cui conoscere il cibo è necessario per garantire la corretta nutrizione.

Il gusto, che pure è personale, si può educare, si può lavorare razionalmente per correggere abitudini scorrette legate magari al periodo dell’infanzia o  a tradizioni familiari. Far proprio il principio cardine del mindfulness, essere nel qui e ora, può servire anche per imparare a introdurre la frutta nella propria alimentazione. Mangiare con la coscienza di quello che si sta facendo, prestare attenzione alle sensazioni fisiche correlate a ciò che stiamo consumando; far caso al profumo differente di ogni frutto e alla sua intensità nei vari gradi di maturazione; far seguire all’atto di annusare la consapevolezza del sapore tipico e unico di ogni frutto. Oggi i corsi di analisi sensoriale dei cibi e i cosiddetti laboratori esperienziali per bambini e adulti hanno proprio lo scopo di educare o rieducare il partecipante a un consumo consapevole del cibo, godendo e apprezzando le caratteristiche peculiari di ogni alimento e dedicando il giusto tempo all’atto alimentare/nutritivo che troppo spesso nella fretta della quotidiana routine diventa quasi automatico e privo di significato. Anche per contrastare lo stress quotidiano sforziamoci di mangiare con la consapevolezza  che stiamo nutrendo il nostro organismo; distraiamoci da tutto il resto e concentriamoci sull’atto alimentare ricordando l’ammonizione di Ippocrate, padre della medicina: «Che il tuo alimento sia il tuo medicamento».