di Catia Sardella

Già capitale del Ducato di Ferrara sotto il dominio degli Estensi nel XV secolo, questa meravigliosa città fu oggetto di un ampliamento urbanistico, la cosiddetta Addizione Erculea, che la rese la prima capitale moderna d’Europa e nel 1995 le conferì il riconoscimento UNESCO di patrimonio dell’umanità come Città del Rinascimento.

Mi inoltro con curiosità nella fitta rete di corridoi che compongono il cuore del sito medievale. Il suo fascino risiede anche nell’essere piccola e vivibile, così decido di utilizzare la bicicletta. È sicuramente il mezzo più indicato per visitarla e per  assecondare i ritmi della cittadella, lenti ed ovattati. Un concentrato di capolavori, tesori e gradevole senso estetico. A forma pentagonale, le mura ne delimitano il perimetro; è un angolo di mondo senza tempo, un angolo che è anche un attento studio di geometria, astronomia e numerologia per la ricerca di un equilibrio tra naturale e sopranaturale. Un’alchimia.

Il Castello è il centro della città da cui si diramano a raggiera larghe strade che portano alla cinta muraria. Fu costruito a seguito di una violenta rivolta popolare. Infatti nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 1385 la cittadinanza, stremata dalla fame, insorse e abbatté la porta “de lo Santo Michele”, sterminò le guardie di corte e linciò in piazza fino alla morte Tommaso da Tortona, Giudice dei Savi e capo delle finanze estensi, per soffocare la tirannia della famiglia d’Este. Nicolò II terrorizzato dall’evento, fece costruire la fortezza. Con pianta quadrata, quattro torri di avvistamento, circondato da un fossato ricolmo d’acqua e ponti levatoi: ancora oggi possiamo ammirare il Castello in tutta la sua bellezza ed è un vero e proprio modello di rocca difensiva.

Ci troviamo nel “quadrivio storico” e da qui una serie di strade larghe e dritte si intersecano ortogonalmente. Dirigiamoci verso sud: superando piazza Savonarola si scorge già la Cattedrale, che è particolarissima. Contemporaneamente testimonianza di due stili: romanico nella parte inferiore e gotico nella superiore. È consacrata a San Giorgio. Anche qui l’alchimia fa capolino laddove è rappresentato il Bene, dalla folta vegetazione e dagli animali che si scorgono tra le foglie di vite (da cui il vino, cioè il sangue di Cristo), che convive con il Male, rappresentato dalle creature mostruose lì poste ad intimorire il credente, a corromperlo, a rubargli l’anima.

Imbocchiamo ora lo stretto vicolo che costeggia la Cattedrale, via Guglielmo degli Adelardi, e fermiamoci un attimo per concederci un privilegio originalissimo che offre questa meravigliosa città, ovvero il rito conviviale nella vecchia “Hostaria del Chiuchiolino” oggi denominata “Al Brindisi” e reputata addirittura come la taverna più antica del mondo. Fonti storiche attestano infatti che nel ‘400 si arrivava al locale in barca, giacché una piccola insenatura ne favoriva l’approdo. È stato ovviamente insignito come “locale storico d’Italia”. Qui le tipiche atmosfere ferraresi che si assaggiano: i cappellacci di zucca, il pasticcio di maccheroni, la salamina da sugo… si possono degustare optando per vini locali poco noti, autentiche “chicche”.

Ritorniamo adesso sui nostri passi e dirigendoci verso nord incontriamo l’intersecazione con l’asse est-ovest: siamo nell’Addizione Erculea.  È chiamata così perché nel 1447 Ercole I d’Este, dopo la guerra con Venezia, decise di rafforzare le mura della città. I lavori furono affidati all’architetto  Biagio Rossetti, che realizzò il primo grande piano urbanistico del periodo rinascimentale, rielaborando il tessuto cittadino e dando vita a quella che, a ragione, fu definita la prima capitale moderna d’Europa. L’incrocio dei due assi stradali principali  prende il nome di “Quadrivio degli Angeli”. Qui l’architetto costruì tre splendidi edifici tra cui il Palazzo dei Diamanti, famosissimo per il suo bugnato esterno a forma di diamante.

È una città  avvolta in un’aura di fascino arcano, ma anche di sofferenza e dolore; a poca distanza dal Castello Estense infatti si palesa ai nostri occhi il ”Ghetto Ebraico”.

Il “Cimitero” invece si trova in un parco alberato sotto le mura cittadine, testimonianze di emarginazione e dolore che ci avvolgono in un alone di tristezza.

I parchi rinfrancano il corpo e l’anima e non a caso Ferrara è chiamata anche “città giardino”. Il Parco Massari, il più vasto, sfoggia una grande varietà di piante e statue che la arredano; da qui arrivare alla Certosa Monumentale è un attimo e consente così di ammirare ciò che spiega l’epiteto datole. Il Parco Pareschi, originariamente di corredo al Palazzo Estense, nasce nel XV secolo per essere ampliato successivamente da Biagio Rossetti; fu acquistato nel XIX secolo insieme al palazzo dalla famiglia Pareschi che lo trasformò in giardino all’inglese. Oggi è sede dell’Università di Ferrara. Il Parco di Ferrara con  i suoi percorsi pedonali, le piste ciclabili e laghetti, è un’ottima area per trascorrere il tempo libero. E ancora le mura cittadine, per un totale di nove chilometri di cui sette percorribili senza interruzioni: la parte più frastagliata è un quartiere chiamato “giardino”, ex fortezza pontificia distrutta dai moti risorgimentali e oggi aulica testimonianza dell’epoca  fascista.

Non mancano ulteriori argomenti per approfondire la conoscenza di questa città magnifica, soprattutto in ordine ai suoi tesori artistici, ma lascio a voi la scoperta se ho solleticato la voglia di conoscerla. Un’ultima cosa gustosa… lo street food di Ferrara?  La piadina, naturalmente con crescenza e mortadella, è una gioia per il palato. Provatela!