di Massimo Lucidi

Povera Netiquette! In tempi di pandemia vera, tragica, dolorosa che porta lutti e ingenti perdite economiche, non avrei mai pensato di assistere a tanti post di fake news e un continuo trillare di  telefono per notifiche a raffica, fuori luogo, della “qualunque”.

Pur di partecipare alla tragedia collettiva del momento, i navigatori della rete non si rendono conto né di cosa “vedono” (non certo “leggono”), né si rendono conto di quel che condividono. Addirittura abbiamo maniaci della condivisione compulsiva. Gente che sostituisce il cogito (ergo sum) con il condiviso. Ma di che? Ma che senso ha condividere una cosa che manco ti appartiene? Un trillo continuo… centinaia se non migliaia di notifiche in poche ore di post ripetuti Non verificati. Falsi. Che vorrebbero far ridere (per fortuna qualcuno ci riesce pure) ma finiscono per distoglierti ancora di più da quella legittima ricerca del sé che dovremmo realizzare in questa quarantena.

Riprendiamoci i nostri spazi. Disconnettevi, verrebbe da dire.

Peccato per questo uso distorto e lesivo dei propri devices, che viceversa avrebbero potuto riunire famiglie e sentimenti divisi anche in ore dolorosissime come la morte che ti coglie in isolamento da Covid-19 lontano dai tuoi affetti. Che commozione mi ha dato sapere di quel personale sanitario permettere un video-saluto tra la nonnina morente in ospedale e la nipote a casa.

In questo mondo che davvero gira al contrario e che mai come in questo momento determina tante incognite e cattivi pensieri, prevale un senso di precarietà e nervosismo senza uguali. Meglio stare connessi un po’ di meno, ma continuare a lavorare su se stessi e sui contenuti, dominando ansie e paure. Se si può. Mi raccomando.

Perché tutto questo? Credo che nelle prossime settimane ci saranno studi psichiatrici a chiarire gli stress che un uomo 4.0 non pronto sta subendo.