di Paola Vignati – www.paolavignati.com

 

Piccola città fondata nel 1262, parte del regno Lao-thai, annessa al Siam nel 1786, solo nel 1910 Chiang Rai diviene una provincia della Terra del Sorriso. La sua provincia è la più settentrionale della Thailandia. Base di partenza per i trekking e le escursioni al triangolo d’oro, merita una sosta per i suoi templi, i mercati di strada, e i caffè.

Wat Rong Khun,

o Tempio Bianco, è diventato il tempio buddhista più famoso di Chiang Rai. A differenza di tutti gli altri luoghi di culto del Paese, questo è di recente costruzione, risalendo al 1997 e progettato dal pittore-architetto thailandese Chalermchai Kositpipat. Visto da lontano sembra realizzato in porcellana, tanto è luminoso e lucido; ma avvicinandosi si scopre l’effetto ottico, abilmente creato con calce bianca e frammenti di specchi. Un’altra particolarità è la scultura, inquietante, delle braccia tese, che simboleggia i desideri umani.

Wat Phra Kaew.

È il tempio più venerato di Chiang Rai. Lo stile Lanna con cui è costruito è tipico della Thailandia settentrionale. Meno conosciuto rispetto al suo omonimo di Bangkok, originariamente conservava al suo interno, nel XV secolo, il Buddha di Smeraldo, una delle statue più sacre di tutta la Thailandia, che oggi si trova nella capitale. La piccola statua, alta solo 66 centimetri, non è in realtà di smeraldo, ma di giada. Durante la sua permanenza a Chiang Rai era coperta di gesso per evitare i furti; in conseguenza di una caduta, mostrò il suo aspetto luminescente. La statua nel XVI secolo venne rubata dai laotiani. Solo nel 1778 il re thailandese Taksin riuscì a riportarla in Thailandia e fece edificare il maestoso Wat Phra Kaew, nel cuore del Palazzo Reale a Bangkok.

Wat Phra Singh.

Questo wat (tempio) è molto frequentato in città. Costruito nel XIV secolo, l’architettura è tipica della Thailandia del nord, con i tetti bassi e spioventi.

Il mercato di Th Thanalai del sabato sera si svolge lungo Th Thanalai, un mix di bancarelle con artigianato locale e molto cibo. Pochi turisti e molti thailandesi.

Sop Ruak e il Golden Triangle. Chiang Rai è il punto di partenza ideale per esplorare il nord del Paese tra cui il villaggio più settentrionale della Thailandia, Sop Rauk, diventato nel corso degli anni, per un eccesso di semplificazione dell’industria turistica, il centro ufficiale del cosiddetto Triangolo d’oro, ovvero il luogo dove sulla confluenza tra il fiume Ruak e il Mekong si incontrano tre Stati: Myanmar, Laos e Thailandia. Quest’area montuosa, con una superficie di circa 400.000 chilometri quadrati, quindi non il solo villaggio di Sop Ruak, è famosissima per la produzione di oppio. La seconda zona al mondo dopo l’Afghanistan. Il nome “Triangolo d’oro” nasce negli anni Sessanta del Novecento, quando inizia la produzione e la commercializzazione dell’eroina e il suo pagamento in oro. All’epoca, la gran parte della produzione avveniva in Birmania e Laos; la Thailandia si occupava di raffinare e commercializzare il prodotto finito. Tuttavia la storia del Triangolo d’oro è più antica: già nell’Ottocento in Thailandia si coltivava papavero da oppio, sebbene fosse illegale. Oggi i campi di papavero non esistono più in questa zona, grazie ad una politica di repressione più efficace. Tuttavia è nato un nuovo tipo di commercio legato alle metanfetamine, in thailandese,yaa baa. In Thailandia il consumo di anfetamine è altissimo e in continua crescita. La yaa baa si assume in pastiglie oppure sciolta e fumata. Le metanfetamine sono proibite dal 1970, allora conosciute come yaa mai, “medicina dei cavalli”. Negli anni Novanta si tenta di renderle meno appetibili al mercato giovanile e per spaventate i potenziali consumatori vengono ribattezzate yaa baa, “medicina della pazzia”. Si ottiene però l’effetto contrario e il consumo cresce addirittura in maniera esponenziale.

Il Museo dellOppio è un piccolo centro che espone documenti e utensili relativi alla cultura dell’oppio. Al suo interno sono esposti  papaveri, pipe e bilancini di precisione. I pesi utilizzati per il confezionamento delle dosi di eroina sono statue a forma di animali in metallo. Come si può notare delle dimensione si tratta di commercio all’ingrosso.

Phra Chiang Saen Si Phaendin è la colossale statua del Buddha che domina tutto il villaggio di Sop Ruak, costruita da un’associazione sino-thai, sul lungofiume; mentre per una vista meravigliosa sul Mekong e sugli Stati confinanti del Laos e della Birmania si può andare al tempio buddista di Wat Prathat Pukkhao.

Mae Sai è il posto di confine più utilizzato dagli stranieri per entrare, via terra, in Myanmar dalla Thailandia e viceversa. Durante gli anni della dittatura in Birmania, gli stranieri che volevano un visto per visitare il Paese erano obbligati a lasciare il passaporto in dogana e prendere una guida autorizzata dal governo che li accompagnasse ovunque.

Le donne Karen a Chiang Rai. Nel nord della Thailandia vivono molte tribù di montagne, ci sono varie etnie ognuna con usi e abitudini diverse. La tribù Karen, originaria della vicina Birmania, e in particolare le donne Karen sono conosciute in occidente come donne giraffa. Dall’età di cinque anni ogni bambina indossa degli anelli di ottone, a spirale, intorno al collo, che vengono progressivamente sostituiti in base alla crescita. L’effetto ottico è l’allungamento del collo. Ma non è così: sono le spalle che si abbassano sotto il peso del metallo, le clavicole si deformano e la gabbia toracica si comprime. Nel nord della Thailandia è prassi diffusa mostrare queste donne agli occidentali: vengono organizzate escursioni in villaggi spesso creati ad arte, dove si paga una tassa di ingresso e queste donne vengono esibite, e utilizzate per la vendita di souvenir. Sconsiglio vivamente di visitare luoghi del genere, dove la mercificazione dell’essere umano è evidente, dove una tradizione ancestrale viene utilizzata  a fini di lucro e si sfruttano miseria e indigenza per obbligare queste donne a mettersi in mostra per una foto.