di Giusy Armone – giornalista

 

60 ANNI FA LA MORTE DEL “CAMPIONISSIMO”

FAUSTO COPPI

L’AIRONE NEL RICORDO DEL FIGLIO ANGELO FAUSTO JR

 

“Un omino con le ruote, con gli occhi miti e neri ed un naso che divideva il vento”. Qualche nota di Gino Paoli, la telecronaca di una scalata in bianco e nero, il video di una comparsata nella tv degli esordi e Fausto Coppi appare in un attimo: l’airone del ciclismo italiano rappresenta ancora, dopo sessant’anni dalla sua scomparsa, un esempio di umanità e sportività.

Nato il 15 settembre 1919 a Castellania, comune piemontese in provincia di Alessandria, oggi di poco più di 90 abitanti, divenne il più vincente ed apprezzato corridore della metà del ‘900 grazie alla sua straordinaria capacità di adattamento a qualsiasi tipo di competizione su strada. A 18 anni si affacciò al ciclismo, a 21 vinse già il Giro d’Italia. La sua morte prematura, avvenuta il 2 gennaio 1960 all’ospedale di Tortona dov’era stato ricoverato a seguito della malaria contratta nel Burkina Fasu poche settimane prima, stroncò una carriera sfavillante ma indelebile per chi lo annovera tra le icone dello sport di tutti i tempi. Passista, scalatore, corridore completo. Ma anche “Giusto fra le Nazioni” per aver salvato diversi ebrei. Icona nazionale e mondiale dello sport: la memoria delle sue imprese è vivida, risuonano le sue leggendarie cavalcate, le centinaia di vittorie e le maglie rosa del Giro e gialle del Tour de France.

Questi intensi attimi pulsano nelle vene di Angelo Fausto junior, il figlio detto “Faustino”, oggi sessantaquattrenne, avuto con Giulia Occhini. Lui porta sempre in giro questi ricordi – per le strade, nelle scuole, tra gli estimatori di ogni età – per parlare di come una persona “normale” può essere capace di grande imprese. Fausto jr è gentile e riservato, lavora in un’impresa edile, non intende prendersi meriti che (ci tiene a dire) non sono i suoi, vive una vita tranquilla insieme alla moglie Rita ed ai figli Giulia e Andrea di 22 e 18 anni. Nessuno ha ereditato la passione per il ciclismo e questo, sicuramente, contribuisce a rendere ancora più epica la vita del celebre Coppi. I riflettori si accendono solo nel ricordo di suo padre.

Del Coppi ciclista si sa tantissimo, di papà Fausto cosa c’è da dire?

Sono contento che nel tempo l’affetto per mio padre si sia alimentato. Si è parlato di lui come campione ma anche come grande uomo, per il suo carattere tranquillo e riservato, per la sua generosità e per essere rimasto una persona semplice nonostante le sue gesta, sempre disponibile per gli altri.

Quale aspetto della sua personalità ha ereditato?

Mia madre mi ha raccontato che era sempre gentile e amorevole con lei, anche dopo tanti anni di rapporto. Le dimostrava un grande rispetto, forse inconsueto dopo la lunga convivenza. Io spero di essere come lui, ho ereditato la riservatezza e la voglia di stare tranquilli, non essere troppo coinvolto dai fatti e dalle persone… tutto il contrario di quello che però gli è capitato.

Che senso ha, oggi, parlare delle sue grandi imprese?

Oggi i giovani hanno bisogno di modelli positivi, di un punto di riferimento, di un esempio concreto e tangibile. È giusto spiegare loro quello che c’è stato un tempo, parlare di chi ha sofferto, di chi ha cercato di dare qualcosa agli altri. Ricordare il passato è giusto se le persone hanno lasciato una traccia, se hanno fatto qualcosa di buono. Spero, malgrado siano passati 100 anni dalla nascita, che il ricordo non si esaurisca.

Cosa pensa del ciclismo italiano di oggi?

Seguo il Giro d’Italia, è bellissimo, non solo per un interesse sportivo ma come esperienza di vita e di cultura. Oggi, però, ognuno ha preso una specialità, corre per un periodo limitato diversamente da quando in passato un atleta si esprimeva durante tutto l’anno e per anni di seguito. Prima esisteva quasi solo il ciclismo, ancora prima del calcio. Oggi ci sono talmente tante cose da guardare che ci si può un po’ perdere nel tifo.

Dei valori antichi cosa si è preservato?

L’umiltà e la sofferenza che sono alla base perché il ciclismo non si può inventare. La corsa alle specializzazioni forse rappresenta la voglia di non soffrire più come prima, guardando soltanto ad un obiettivo.

Due nomi: Bartali e Pantani

Bartali è stato un grande rivale di mio padre sulla bicicletta ma un grande amico fuori dalle competizioni, un grande uomo, un riferimento. Pantani è stato un caro amico per me e mi dispiace sia stato trascinato in episodi poco edificanti, non è tutta colpa sua, è stato penalizzato da alcune circostanze. Lui forse è stato l’ultimo a dare delle emozioni nel Giro d’Italia.

 

 

Le vittorie di Fausto Coppi dal 1940 al 1959

Numeri e imprese che hanno costruito un mito

 

5    Giri d’ Italia

2    Tour de France

1    Campionato del mondo su strada

3    Milano – Sanremo

1    Parigi – Roubaix

5    Giri di Lombardia

1    Freccia Vallone

4    Campionati Italiani su strada

4    Giri dell’ Emilia

3    Giri di Romagna

3    Giri del Veneto

3    Tre Valli Varesine

22  Vittorie di tappa al Giro d’ Italia (31 giorni in maglia rosa)

9    Vittorie di tappa al Tour de France (19 giorni in maglia gialla)

Record dell’ora